Megadeth
Endgame

2009, Roadrunner Records
Heavy Metal

Un Dave Mustaine "stranamente" polemico incide un disco tutto da scoprire

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 10/09/09

Tremate, tremate... i Megadeth sono tornati!

La band capitanata da Dave Mustaine e soci è riuscita a sfornare un album veramente notevole, detto senza troppi giri di parole. Endgame”, sin dalle prime battute, si preannuncia aggressivo, cupo e rabbioso. Con un occhio sempre puntato ai temi che coinvolgono la società moderna: la copertina dell’album rimanda ad un documento firmato dall’ex-Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che in buona sostanza priva una persona dei diritti umani e civili una volta messo in prigione. Le tute arancioni delle persone presenti in copertina ricordano in qualche modo quelle dei prigionieri di del carcere di Guantanamo, in un tunnel diretto verso il buio e l’ignoto. Un’immagine cupa e pessimista.

Le prime due tracce del disco, “Dialectic Chaos” e “This Day We Fight” ci riportano ai fasti dei primi Megadeth: thrash metal allo stato puro, con riff di chitarra taglienti, precisi e furiosi. Un ottimo modo per presentare il nuovo chitarrista della band, Chris Broderick (ex-chitarrista dei Nevermore), del quale Dave era molto entusiasta. “44 Minutes” si apre in modo drammatico, riportando conversazioni al telefono, un sottofondo di archi leggero, per poi dare spazio agli strumenti. Un brano heavy, cupo e pesante, drammatico a modo suo, dove il basso e la batteria dettano il ritmo fino all’ultimo minuto circa, dove il brano si chiude con un assolo di chitarra. “1,320’” e “Bite The Hand That Feeds” ridanno spazio ai ritmi thrash e aggressivi che hanno caratterizzato l’apertura di “Endgame”. Per ora c’è un buon equilibrio tra l’aggressività che era una prerogativa dei primi Megadeth, e la produzione eccellente che aveva contraddistinto gli album successivi, caratterizzati anche ritmi più melodici ed orecchiabilii. “Bodies Left Behind” ricorda in qualche modo il ritmo e la cadenza della famosissima “Symphony Of Destruction”, con la differenza che gli ultimi quaranta secondi sono decisamente più veloci ed energici, affidati alle chitarre di Mustaine e Broderick, che sfumano delicatamente via, per portarci alla title-track “Endgame”. Tra un annuncio sinistro, ambientato in un mondo dove non esiste libertà personale, inizia “Endgame”, un crescendo di intensità e di velocità. Qui si accenna al famoso documento sui diritti civili privati nelle prigioni americane. Uno dei brani più validi ed interessanti dell’intero album. Un ritorno alle melodie delicate degli ultimi lavori della band americana con “The Hardest Part Of Letting Go… Sealed With A Kiss”, power ballad, accompagnata da una chitarra acustica e un sottofondo spettrale e cupo. Un intermezzo ben riuscito, che da’ respiro e varietà ulteriore a questo album. Di indescrivibile rabbia e potenza è il singolo “Head Crusher”, sicuramente una canzone che live scatenerà e scalderà per bene il pubblico. Decisamente spiccano meno nell’album le due tracce conclusive, “How The Story Ends” e “The Right To Go Insane”. Non sono brutte tracce, ma sono semplicemente più “canoniche” e meno ispirate rispetto le altre.

In buona sostanza, questo è un ritorno in grande stile per Dave Mustaine e soci, e sicuramente è da notare il ritorno delle sonorità decisamente più thrash, accompagnate dalla solita eccellente produzione, che fa spiccare per qualità “Endgame”, in questo 2009 ricco di eccellenti uscite.



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