Hardcore Superstar
Beg For It

2009, Nuclear Blast
Hard Rock

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 08/06/09

Gli Hardcore Superstar hanno costruito la loro attuale fortuna mischiando due stili piuttosto discordanti (thrash & sleaze rock) e vendendo il risultato come se fosse qualcosa di totalmente nuovo. Stendiamo un velo sull’argomento, stiamo parlando infatti di una scoperta che fa il paio con quella “dell’acqua calda”, e andiamo a gustarci (perché ci sanno fare sul serio) il nuovo disco, il primo marchiato Nuclear Blast: “Beg For It”.
La differenza tra vecchia e nuova etichetta si coglie all’istante, gli Hardcore Superstar hanno avuto a disposizione un budget ben più elevato rispetto al predecessore “Dreamin In A Casket”: ne giova la produzione finale in quanto ricca di sfumature, definita e aderente allo street metal che i quattro svedesi cercano di proporre.


L’assenza di Thomas Silver (l’ex chitarrista) non è passata in sordina, è pesante ma fronteggiata da “cavallo pazzo” Vic Zino, talento della sei corde che ha militato per qualche mese nei debuttanti Crazy Lixx e che sul disco ha svolto molto bene il compito richiesto. Dal vivo, invece, è una certezza verificata. Gli Hardcore Superstar predicano ovunque il messaggio che vi ho accennato in apertura di recensione per poi contraddirsi mettendo sul piatto un disco che è a tutti gli effetti un simulacro dello Sleaze, non c’è infatti nulla che riporti al thrash metal se non qualche suono (quello della chitarra elettrica) piuttosto appesantito: si direbbe la via giusta da percorrere oggi, è il genere confacente alle loro caratteristiche.


L’intro “This Worm’s For Ennio” non potrà non essere apprezzata dal pubblico italiano, un tributo al nostro Ennio Morricone che il gruppo svedese si porterà dietro a lungo; aprirà infatti tutti i concerti del  prossimo tour. “Beg For It” è invece il brano che riassume in pochi minuti l’intero disco: melodia e groove che aprirono la strada del successo ai gruppi seminali, Motley Crue su tutti, e gli Hardcore Superstar ci sguazzano a meraviglia, sulla scia di un forte entusiasmo e di una spregiudicatezza quasi scellerata.
L’album vive di alti e bassi, “Into Debauchery” e “Nervous Breakdown” raccoglieranno i maggiori consensi, e se il precedente “Dreamin In A Casket” manifestava una carenza di “pezzi da novanta” mantenendo un livello qualitativo medio-alto, “Beg For It” ottiene lo stesso risultato alzando lo standard con alcuni pezzi e abbassandolo con altri. Il divertimento è comunque assicurato, e dal vivo raddoppierà.





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