Franz Ferdinand
Tonight

2009, Domino
Rock

Franz Ferdinand: dalla Scozia con furore.
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 11/06/09

Ci sono voci insistenti che circolano attorno agli scozzesi Franz Ferdinand, voci che li vogliono single-band a tutti i costi incapace di progredire, se non ripetendo all’infinito se stessa. Mi sento parzialmente di smentire queste voci. Se è pur vero che i due singoli estratti sinora spiccano per splendore in questo loro “Tonight”, terzo album in studio della band, e che “Ulysses” in particolare (meravigliosa odissea di un Ulisse metropolitano alle prese con sesso, droga & rock&roll - tutto da consumare in una notte) sembra una versione riveduta e corretta della storica hit “Take Me Out”, è pur anche vero che da “Live Alone” in poi l’album assume una connotazione molto sperimentale, tutta basata su un’inedita enfatizzazione del lato elettronico dei Franz Ferdinand, e che si concretizza nella lunga suite “Lucid Dream”. Insomma, Alex Kapranos si è preso quattro anni di tempo prima di partorire questo album e, sebbene permanga un forte senso di deja-vù, è anche vero che non mancano le novità, e che canzoni come il mid-tempo di “Twilight Omen” (dal vago sapore western, grazie ad un pianoforte sgangherato onnipresente in ogni saloon che si rispetti) spiccano pur non essendo state scelte come singolo.
 
Detto questo, “Tonight” è un lavoro che si lascia ascoltare dannatamente volentieri, in cui quel misto di rock, elettronica e funky (che io amo definire “disco-rock”, perché costringe al groove - con tanto di balletti sincronizzati nel video “No You Girls” - senza miracolosamente compromettere la spigolosità del rock) così caratteristico dei Franz Ferdinand viene nuovamente proposto, senza perdere un minimo della sua carica energetica e del suo impatto.
 
Certo, purtroppo l’album non riesce a tenere costante il livello di interesse, vi sono pezzi fortemente interlocutori come “Can’t Stop Feeling” (scelta come terzo singolo, tanto per smentire ulteriormente le voci), oppure quella “Dream Again” che, trascinandosi a fatica, stacca troppo dalla riuscita conclusione acustica di “Katherine Kiss Me” (dove ancora viene in mente il country). Tuttavia, il risultato globale di questo album è quello di rimanere godibile, di fornire comunque un messaggio interessante senza risultare troppo cerebrale ma, anzi, suonando persino commerciale in svariati punti.
 
L’interesse attorno ai Franz Ferdinand quindi può venire tranquillamente riconfermato: nel bene o nel male, da questo album si può rimanere delusi solo se ci si aspetta una grossa progressione da una band che, onestamente, di questa evoluzione proprio non ha bisogno.



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