Primal Fear
16.6 (Before The Devil Knows You're Dead)

2009, Frontiers Records
Heavy Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 22/05/09

Recensione a cura di Mario Munaretto

Ottavo album in studio per i Primal Fear, la band teutonica capitata dal cantante Ralf Scheepers e da Matt Sinner. Il precedente "New Religion" non aveva colpito molto nel segno, i suoni ammorbiditi e gli evidenti ammiccamenti verso soluzioni più commerciali avevano lasciato i fan della band disorientati e decisamente con l’amaro in bocca

 

I Primal Fear ci riprovano con "16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)", ormai orfani dello storico chitarrista Stefan Leibing, e tentando di mettere a segno il colpo della consacrazione definitiva dopo una carriera ultradecennale ma troppo discontinua, caratterizzata da alti, il superbo "Nuclear Fire" e il massiccio "Seven Seal", e bassi come l’incompiuto "Devil’s Ground" e il poco incisivo "New Religion".

Grandi le aspettative, create e alimentate dalla stessa band, attraverso la diffusione in video dell’attività in studio e dalle dichiarazioni sul work in progress di "16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)". La risposta alle attese sembra finalmente arrivare con la sontuosa opener "Ride The Eagle", dove si sente rieccheggiare tutta la potenza che veniva sprigionata in "Nuclear Fire", e in canzoni come "Under The Radar" o l’energica "Night After Night" e le conferme iniziano a prendere forma nell’ascolto di brani come la priestiana "Killbound", "Six Time Dead (16.6)", di cui è stato girato anche un video promozionale, o nel binomio vincente formato dal ritmo di "Smith & Wesson" e dalla potente "The Exorcist".

A questo punto, "16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)" è pronto in rampa di lancio per essere catapultato nell’empireo del Metallo, quello con la maiuscola, quando l’accelerazione viene brutalmente smorzata con "5.0/Torn", un noioso pezzo di oltre sette minuti che tronca completamente la tensione precedentemente creata, e la seguente "Soar", improbabile e malriuscito esperimento che in alcuni passaggi ricorda addirittura i Korn! Mi immagino poi Matt Sinner, che insiste per aggiungere "Hands Of Time" come gran finale dell’album, una ballad completamente slegata dallo stesso.

 

I Primal Fear sono dei professionisti di prim’ordine, dalle potenzialità quasi infinite, risulta quindi incomprensibile la motivazione che c’è dietro alla scelta di pubblicare un album così lungo, tra l'altro la versione in edizione limitata ha ben quindici song in tracklist. "16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)" resta un album discreto, nulla di più.





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