Eluveitie
Slania

2008, Nuclear Blast
Folk Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 09/04/09

Non avevamo potuto fare a meno di rimarcare il grande salto qualitativo che gli Eluveitie compirono dall’EP Vèn all’esordio "Spirit".

Oggi, la manovra si completa con la prova del nove, "Slania", disco che conferma l’eccezionale vena artistica degli elvetici e che osserva il passaggio di proprietà dalla Fear Dark, giovane etichetta indipendente olandese, alla superpotenza teutonica: Nuclear Blast Records.

I ragazzi della “new wave of folk metal”, per chi non ne ha mai avuto il piacere di ascoltarli, si dedicano alla ricerca della perfetta simbiosi di folk e death metal melodico ottenendo, anche in questo caso, risultati sorprendenti. Il gruppo ci crede davvero, a partire dai testi colti e sofisticati, ricostruiti in Gallico (una lingua celtica estinta) appoggiandosi alle analisi di David Stipfer, studioso dell’Università di Vienna rinomato per le sue ricerche nel settore.

Sono tutt’altro che gingilli inutili quelli che gli Eluveitie impiegano, in aggiunta all’equipaggiamento “base” del buon metallaro, per dare giustizia ad una proposta davvero attraente: chitarre acustiche, liuti, hurdygurdy (uno strumento celtico a corda che equivale alla nostra ghironda), mandola, tin & low whistles, Uilleann Pipes, Bodhràn, violini e flauti irlandesi. Da rimarcare, in primis, la caratura tecnica del “comparto celtico”: trattasi di musicisti professionisti a tutti gli effetti, mai improvvisati, capaci di plasmare una melodia tradizionale alla strenua di Capercaille, The Chieftains, Clannad e affini. Questa, in sintesi, è la prima grande differenza tra gli Eluveitie e i nove decimi delle folk metal band esistenti: qui c’è gente che ha un background musicale e un bagaglio tecnico certamente fuori dal comune.

Gli Eluveitie sono soprattutto, e non ci si può affatto confondere, una formazione dedita al death metal melodico, fortemente influenzata dai Dark Tranquillity dell’era Damage Done. Si prenda l’esempio di Primordial Breath, la prima traccia successiva alla corta introduzione Samon, o quello di Blodstained Ground a metà percorso, ambiscono a un totale rinnovamento estetico/creativo dove la ferocia del growling di Chrigel (intervista) e le ritmiche serrate di Merlin (batteria) e di Rafi Kirder (basso) si scontrano con le visioni mistico-arcane della melodia celtica. L’immagine della bambina che imbraccia una spada con la mano destra e tiene un fiore con la sinistra, è la forma espressiva più eloquente. Le tracce “pesanti” sono intervallate da momenti di pura magia: la strumentale Anagantios è una goccia di rugiada, il folk di Giamonios rimanda alla scoperta del passato di un genere. Gli Eluvetie trovano una forma compiuta delle idee ancestrali nella settima The Somber Lay, brano che racchiude l’essenza della band elvetica e nella nona Tarvos, la fusione di death metal melodico e di un pezzo tradizionale celtico da ricercare nella versione di Deaf Shepherd del 96’, intitolata Set Of Tunes. Cito, infine, lo splendido mezzo tempo Inis Mona, dotato della melodia più ispirata.

Più ricco e ispirato del suo predecessore, non di molto però, "Slania" “sguazza” nella fittissima rete delle sue simbologie e contribuisce a rendere sempre più forte e credibile un genere che sta vivendo un momento di grande popolarità. "Slania" è un’opera esaltata da composizioni e sentimento, e sottolinea la prova eclettica dei suoi componenti.

Un disco capace di farti tornare indietro nel tempo, una qualità che da sola basta per giustificane l’acquisto immediato.



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