Lacuna Coil
Shallow Life

2009, Century Media
Gothic

I Lacuna Coil provano a tornare in Europa col loro quinto album in studio.
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 21/04/09

Ecco, lo sapevo che era solo una questione di tempo, ora li abbiamo persi. Oh, come saranno contenti i franchi tiratori del Gods of Metal 2005, il pubblico metallaro medio italiano sempre pronto a puntare il dito contro i Lacuna Coil e la loro presunta mediocrità: gioite, perché stavolta potete lanciare le vostre bordate (verbali e fisiche, negli anni ho visto letteralmente tirare addosso di tutto ai Lacuna Coil!) senza tema di smentita!

Sì perché questo “Shallow life” sembra fatto apposta per comprovare tutte le accuse contro il gruppo milanese mosse ingiustamente nel corso degli anni. Avete capito bene signori: ingiustamente. Gli inizi per i Lacuna Coil sono stati sì titubanti, ma poi vennero “Unleashed Memories” e, soprattutto, quella gemma di gothic melodico modernista che fu “Comalies”: praticamente, una rotta alternativa a quella tracciata dai padri Paradise Lost su come il gothic potesse essere accessibile e moderno. Laddove i Paradise Lost si perdevano in derivazioni elettroniche depechemodiane, i Lacuna Coil proponevano un senso di apertura della melodia tutto italiano, suonando quindi gotici ed, al contempo, estremamente contemporanei e, perché no, godibili. Un mix letale di elementi che ha fatto sfracelli, ovviamente sempre e solo all’estero dove metallo non corrisponde sempre ad una visione antiquata e tradizionalista – la visione che qui in Italia perdurerà sempre, temo – e dove si ama di più mettersi in discussione, camminando su sottili linee di confine.

Bene, bando alle ciance e vediamo cosa c’è che non va in questo “Shallow life”, dato che sono già stato eccessivamente prolisso e polemico. Fondamentalmente, è la delusione di vedersi alcune importanti aspettative immediatamente disattese, e gli spettri del legittimo sospetto di avere alla produzione un certo Don Gilmore (uomo di fiducia di Avril Lavigne e Linkin Park, sigh) concretizzarsi attraverso canzoni immediatamente dimenticabili (“Underdog”, “The pain” e “Unchained”) quando non gigione in modo assurdamente fastidioso (“I Like It” - praticamente una canzone che non starebbe male nel repertorio di Raffaella Carrà - quanto ci scommettete che sarà il prossimo singolo?).

Ed è un vero peccato, perché del buono in questo album c’è, a partire dal singolo a lenta penetrazione “Spellbound”, una canzone che faceva sperare ad un ritorno europeo dei Lacuna, soprattutto a livello di sound, dopo le sperimentazioni americane “ne-yo” effettuate sul precedente Karmacode (un album che, ancora oggi, ritengo pessimamente prodotto, ma qualitativamente non gratuitamente deprecabile, dal punto di vista della composizione). Poi c’è l’incipit di “Survive”, forse la partenza più convinta mai scritta dai Lacuna Coil: una nenia infantile campionata che si trasforma magicamente e progressivamente in una tastiera, quindi il rullare della batteria ed un vortice magnifico di melodia che ti avviluppa. Peccato davvero che la magia duri troppo poco: giusto il tempo di proporre la power-ballad di “Not Enough” (nonostante ci sia di nuovo il giro di chitarra malinconico creato dal Coti Zelati su “Falling” e qui riproposto per la trecentesima volta) ed il nu-metal (ma con sentimento) di “I’m Not Afraid”.

Tutto il resto è davvero troppo mediocre, troppo shallow (vuoto), troppo dimenticabile e poco ispirato. Rendendo a Cesare quel che è di Cesare, c’è da dire che l’album suona magnificamente, che la prestazione vocale di Cristina è forse la più dinamica e potente mai sentita sinora (è sexy ai massimi livelli, su alcuni pezzi. E la modulazione ed i vocalizzi “Elisa style” fatti su “Wide Awake” non sono davvero ignorabili).

Sono triste, sapete? Potrei suonare eccessivamente melodrammatico a questo punto: d’altronde, un passo falso in discografia lo si deve concedere davvero a tutti. Il fatto è che questo non è un evento accidentale: Shallow life è un punto di arrivo per i Lacuna Coil, un processo avviato col precedente “Karmacode” e quindi sviluppato nel corso di questi anni, anni in cui la band milanese ha visto un calante supporto da parte del pubblico metallaro a favore della Mtv-generation (ed il fatto che i Lacuna abbiano preferito il Rock in Idro al Gods of Metal, quest’anno, spiega praticamente tutto). Questa bomba a mano di Swarovski prodotta dal gruppo è un’arma destinata davvero a fare poco danno e poco rumore, giusto qualche glitteroso bruscolino negli occhi…la vostra vita come band adesso è davvero glamour ma vuota, miei cari Lacuna Coil, ed io mi auguro che sia quello che abbiate sempre voluto. Per quel che mi riguarda, io per voi avevo visto una strada leggermente diversa: meno sfarzosa e con più cuore, ma sempre all’insegna di quella melodiosità che vi ha fatto spiccare il volo. Peccato.



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