Belphegor
Goatreich - Fleshcult

2005, Napalm Records
Black Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 09/04/09

Recensione a cura di Mario Munaretto

Aspettavo con impazienza il nuovo anatema musicale del combo di Salisburgo, specialmente dopo la buona prova esibita nel precedente album, ed ero proprio curioso di sentire come i Belphegor avrebbero cercato di ampliare il discorso iniziato con Lucifer Incestus. Devo ammettere di non essere rimasto deluso.

Dopo un primo ascolto di Goatreich - Fleshcult, si capisce immediatamente come la sterzata effettuata dalla band verso lidi brutalmente death, peraltro già iniziata proprio su Lucifer Incestus, sia molto evidente sul nuovo album, che rimane comunque sostenuto nella struttura di quasi tutti i suoi pezzi, da quella vena sonora bellicosa e diretta tipica di un certo genere di black metal guerrafondaio, del quale gli austriaci sono diventati dei portabandiera nel corso della loro carriera.

Il punto di forza di questo quinto capitolo in studio va quindi ricercato certamente nella capacità da parte della band di non lasciarsi impantanare in schemi predefiniti e irreggimentati, nella scelta di soluzioni stilistiche che prediligono parti più melodiche e nel fine lavoro che è presente dietro ai fraseggi solistici delle chitarre di Helmuth e Sigurd, memori sicuramente delle lezioni di slayeriana memoria.

Detto questo e per fugare eventuale dubbi, sia chiara una cosa: Goatreich - Fleshcult ha un impatto devastante, è un blocco monolitico di pura brutalità sonora, venata e screziata da quelle brevi e fugaci aperture melodiche accennate prima e ancora più efficaci nel rendere malvagia e morbosa quella atmosfera depravata, tipico marchio di fabbrica nella musica dei Belphegor; il tutto viene poi amplificato dalla potente e sontuosa produzione di cui gode tutto l’album.

I primi due pezzi, The Cruzifixus - Anus Dei e Bleeding Salvation, sono una mazzata che scoperchia il cranio. Letteralmente annichilente la perizia con cui Tormentor, uscito da poco dalla band tra l’altro, esegue i suoi pattern di batteria toccando velocità disumane, paragonabili a quelle della cadenza di una mitragliatrice MG-42, mentre scatena una tempesta di fuoco e piombo incandescente. A testimonianza di quanto detto basta l’ascolto della tiratissima terza traccia Fornicationium et Immundus Diabolus, adamantino esempio di black metal d’assalto sonoro.

Sepolture of Hypocrisy rappresenta lo spunto nuovo della band di cui si parlava sopra: le battute sono rallentate e quasi si trascinano in un pesantissimo e cadenzato mid-tempo, dominato dal growl bestiale e stentoreo di Helmuth e impreziosito dalle bordate dei riffs della ritmica e dalle incisioni chirurgiche della chitarra solista. Coordinate simili si possano anche ritrovare per la gran parte in Kings Shall Be Kings.  L’attacco continua poi con il black/death della title track e la successiva e granitica Swarm of Rats, un brano già edito sul violentissimo Infernal Live Orgasm di qualche anno fa. Chiude l’album Festum Asinorum/Chapt.2, che concentra nei suoi quasi sei minuti, le dinamiche musicali presenti in tutto Goatreich - Fleshcult.

Particolare la veste grafica dell’album, consistente in un artwork che trasuda perversione, corruzione e disfacimento, frutto del bravo artista austriaco Ralph Manfreda. Personalmente credo che siamo davanti a una delle più interessanti uscite in campo estremo di questo primo scorcio dell’anno, come penso del resto che, la versatilità e la cattiveria del sound qui proposto dai Belphegor, possano soddisfare le schiere di cultori del metallo estremo e più intransigente.



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