Marilyn Manson
Born Villain

2012, Cooking Vinyl Records
Alternative Rock

Un parziale ritorno al passato che non morde a dovere
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 30/04/12

Sembra passata un’eternità da quando un personaggio come Marilyn Manson era sulla bocca di tutti, scatenando reazioni spesso ridicole a ogni suo passo da parte di detrattori e perbenisti, i quali  in buona sostanza non  facevano altro che il gioco di Brian Hugh Warner, fine provocatore sempre molto abile a non farsi dimenticare dai media.

Per quantificare il progressivo declino artistico dei Reverendo, più che analizzare i suoi ultimi lavori, potremmo prendere in esame l’interesse dei mezzi di informazione nei suoi confronti e capire che il livello raggiunto oggi, con la pubblicazione dell’ottavo album in studio “Born Villain”, non solo non è minimamente paragonabile ai tempi d’oro, ma è su quotazioni decisamente basse. Un Manson ormai non più protagonista, imbolsito (imbarazzanti alcuni video live in giro per la rete), arriva sul mercato quasi in punta di piedi, nonostante un battage pubblicitario importante, con nomi come Shia LaBeouf e Johnny Depp, per ragioni diverse, accostate alla nuova fatica discografica.

Un Manson che con gli anni ha perso la carica provocatoria, addirittura sofferente per pene d’amore (ricorderete il periodo dell’evitabile “Eat Me, Drink Me”), forse annusando la fine, ritorna a rispolverare sonorità del passato, ovvero quell’armamentario industrial/rock semplice e diretto, molto debitore del fido compagno e polistrumentista Twiggy Ramirez, rientrato in formazione già col precedente “The High End Of Low”. Il suo basso gioca un ruolo primario nello scorrere delle tracce, sempre ben udibile e inconfondibile, attorno al quale il nostro cuce con mestiere canzoni più incoraggianti rispetto alle ultime uscite. Un deficit di energia evidente viene comunque mascherato da una vena cupa/emozionale ben espressa dal timbro vocale di Marilyn, che da sfogo a tutte le sfaccettature del suo tipico registro, dal classico parlato, all’urlato (sempre meno presente).

Basterà per far tornare un po’ di luce su una carriera che ha già espresso tutto anni fa? Non sentiamo di esprimerci con troppo ottimismo. Nonostante qualche buon pezzo affiori dall’insieme, specialmente nella seconda parte del disco, e il carattere “radio friendly” di un paio di potenziali singoli, “Born Villain” è la testimonianza che Marilyn Manson non è morto, ma ormai fa parte della storia. Storia passata.



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