Kiss
Destroyer: Resurrected

2012, Universal Music Enterprises
Hard Rock

Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 14/09/12

Il 15 marzo 1976 i Kiss pubblicano il loro quarto album, “Destroyer”, e con questo fanno una prima vera e decisa impennata verso l’olimpo del rock. A guidare il quartetto americano nella giusta direzione ci sono le mani d’oro del produttore Bob Ezrin, già famoso grazie al gran lavoro svolto fino a quel momento soprattutto con Alice Cooper e futuro artefice in cabina di regia del monumentale successo di “The Wall” dei Pink Floyd. I Kiss riescono ad ammorbidire la durezza del rock n’ roll inserendo elementi orchestrali e cori, e come un faro indicano la via da percorrere all’infinita schiera di band che ne seguiranno le orme. Orme pesanti, perché “Destroyer” è una pietra miliare della storia del rock, un album che ad oggi viene considerato come praticamente perfetto, un lavoro che ha contribuito in maniera schiacciante a gettare le basi del più moderno hard rock.

Il quartetto newyorkese ha pensato bene di riportare in vita il colosso pubblicando “Destroyer: Resurrected”, versione rimasterizzata dell’album con l’aggiunta di qualche novità: innanzi tutto è stato rispolverato l’artwork originale, caratterizzato da colori più nitidi ed accesi, all’epoca accantonato a causa delle pressioni dell’etichetta discografica (la Casablanca Records); partendo dalle tracce analogiche impresse sulle bobine originali Bob Ezrin ha rimixato tutto il disco con le apparecchiature moderne ed il risultato non può che essere un sound più roboante e colorato dato che da allora sono passati trentasei lunghi anni di piena evoluzione tecnologica. Troviamo poi la bonus track “Sweet Pain”, in cui è stato inserito il solo di chitarra autentico, e la traccia vocale originale di Peter Criss nella meravigliosa ballad “Beth”.

“Destroyer” è un capolavoro, ma questo già lo sapevamo; ora c’è da chiedersi se la sua nuova versione aggiunga o meno qualcosa allo splendore dell’album. Sicuramente far rimettere le mani di Ezrin sui nastri originali è un’idea stuzzicante, così come vedere la copertina nella sua forma iniziale che è molto più d’impatto rispetto a quella conosciuta fino ad oggi, però il risultato è un po’ povero a conti fatti. Parlandoci chiaro: chi possedeva già il disco non ha troppi motivi per correre ad accaparrarsi anche questa ristampa, a meno che non sia un’intramontabile fan dei Kiss dedito alla maniacale raccolta di ogni cimelio dei propri idoli. Al contrario, per chi non ha nella propria collezione l’album, la pubblicazione di “Destroyer: Resurrected” è una buona occasione per aggiudicarsi una delle stelle più luminose del firmamento rock.

Va da sé che il voto si riferisce esclusivamente alla ristampa in questione: “Destroyer”, senza molti giri di parole, è e rimane un masterpeice, uno dei migliori album mai dati alla luce nella storia del rock.




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