Graveyard
Graveyard [Reissue]

2011, Nuclear Blast
Rock

Recensione di Alberto Battaglia - Pubblicata in data: 16/02/12

La Scandinavia offre più d'una proposta nel mood settantiano fra hard rock, psichedelia e stoner; i Graveyard, fra queste, mostrano un rapporto di fedeltà rispetto ai canoni del genere, ma qualche tocco di stile ne fa un gruppo di un certo interesse presso gli appassionati. Le idee musicali sono un po' sempre uguali a quelle di anni di tradizione del genere, ma qualche idea melodica accattivante rende il lavoro lontano dal rischio di annoiarsi di fronte ad un copione già scritto e riscritto in molte versioni. Andiamo a vedere gli highlight di un album che si giustifica sugli episodi.

Si parte bene con "Evil Ways" che sfoggia un riff hard rock dalla presa facile e un cantato che prova (prova) a fare il verso a un Robert Plant distante anni luce; nel complesso però riesce a catturare l'interesse per il seguito. La costruzione dei pezzi è accurata ma tendenzialmente derivativa, il meglio viene nel tris di canzoni conclusivo. "As The Years Pass By, The hours Bend" è di certo il brano migliore del lotto: le componenti del loro sound, con una pronunciata vena blues, riescono a ricreare un'atmosfera retrò, complici anche le ritmiche uscite direttamente dai certi Pink Floyd (evidentissimi nel ritornello). "Right Is Wrong" e soprattutto "Satan's Finest" concludono in bellezza l'album. Quest' ultima unisce la linea di chitarra acida e rocciosa a ritmiche ora sabbathiane ora slanciate, fino a dilatarsi nell'incedere lento e pesante costellato da un assolo.

Vintage anche nei suoni, questa riedizione dell'omonimo esordio dei Graveyard aggiunge poco di significativo al panorama generale della scena stoner, senza però demeritare particolarmente; anzi, a tratti, i Nostri convincono pure.



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