Freedom Call
Land Of The Crimson Dawn

2012, SPV
Power Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 17/02/12

Facciamo il punto della situazione sul power/heavy metal tedesco. Gli Edguy sono nuovamente alla ricerca di un'identità compositiva che riesca a contemplare, in modo credibile, l'hard rock degli anni ottanta e il metal melodico di Avantasia. I Gamma Ray si sono persi nel goffo e reiterato tentativo di riciclo e il leader Kai Hansen, che è uno che guarda oltre l'orizzonte, non ha perso tempo chiamando a rapporto Michael Kiske per riunire gli Helloween di "Eagle Fly Free", gli Unisonic. I Running Wild hanno ammainato le vele di un vascello già alla deriva, i Grave Digger sono in chiara crisi di "risultati" che dura ormai da nove anni; dopo Rehingold (2003)... il nulla. Gli Helloween, quelli che hanno mantenuto il vero monicker, hanno tenuto il colpo ma arrancano da un bel po', i Blind Guardian resistono anche se la qualità dei loro lavori più recenti è imparagonabile a quella dei capolavori del passato.


Pur essendo un nome nettamente meno rilevante di quelli sopracitati, i Freedom Call conservano il grandissimo pregio di restare fedeli a loro stessi nonostante i numerosi cambi di line up: il merito è di quella vecchia volpe di Chris Bay (clicca qui per leggere l'intervista) che, costi quel che costi, continua dritto per la strada imboccata tredici anni or sono. Il suo power metal è razionale, sensato e basato su una logica che non è mai mutata col passare del tempo; per questo e per tanti altri motivi Chris gode della stima incondizionata della sua cerchia (piccola o grande non importa) di fan.


Il nuovo "Land Of The Crimson Dawn" è la dimostrazione pratica di quanto sostenuto poc'anzi, un lavoro credibile che rilancia l'happy metal dei tedeschi dopo la parentesi lievemente più oscura (ma pur sempre felice) di "Legend Of The Shadowking". Si tratta di un album che a parte qualche leggera inflessione nel mezzo scorre via liscio come l'olio, ci sono infatti molti brani sui quali notificare un "mi piace" e alcuni di questi faranno anche una miglior figura dal vivo: mi riferisco a "Hero On A Video" o a "Power & Glory", entrambe ispirate dall'ormai celebre "Mr. Evil" ma anche dall'opener "Age Of The Phoenix", "Rockstars", "Crimson Dawn" che contengono arrangiamenti e finezze strumentali da far invidia ai cugini Gamma Ray. Lo stile è inconfondibile e se siete amanti della band riconoscerete al volo tutti quegli elementi che l'hanno resa celebre, nonostante quel tocco di autoreferenzialità che nel complesso sottrae una buona percentuale di originalità al disco.


Poco male, perché c'è tanto materiale da portare in giro per il mondo, da aggiungere all'ormai infinita scaletta di buoni e ottimi brani che i Freedom Call promuovono con grande impegno e pieno merito. Nella recensione di "Live In Hellvetia" avevamo affermato che la carriera del gruppo, sin lì, valeva un buon sette e mezzo: voto che attribuiamo anche al nuovo disco. Bravo Chris, bravi ragazzi: non abbiate paura di restare voi stessi, ci sarà sempre chi vi sosterrà con passione





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