Lacuna Coil
Dark Adrenaline

2012, Century Media
Gothic

Iniezione di Dark Adrenaline nel corpo dei Lacuna Coil... funzionerà?
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 20/01/12

C’è da dire che quando i Lacuna Coil si mettono in testa un obiettivo musicale, difficilmente non lo portano a termine con successo. E’ accaduto con la svolta “nu” del basso sincopato e del riffing nervoso (e dalla produzione asettica e discutibile) di “Karmacode”, quando vollero tributare ogni omaggio possibile e lecito alla patria per prima che ha creduto fortemente in loro (gli USA, mica l’Italia); hanno, poi, continuato con la svolta melodica di “Shallow Life”, con un alleggerimento della struttura sonora delle diverse canzoni ed una presa più immediata sull’ascoltatore (ma anche, incredibilmente, più innocua ed evanescente). Oggi, ecco arrivare la prevedibile, ma non per questo meno efficace, svolta dark che, badate bene, non significa affatto goth. “Dark Adrenaline”, sesto inciso della band milanese, vuole portare un velo oscuro sulla musica dei Nostri, ma senza appesantirla di umori eccessivamente decadenti. Come poc’anzi specificato, anche questa volta è un successo di intenzioni: la struttura delle canzoni è più solenne e marziale, i synth e le tastiere vengono usate - queste sì - su toni di chiara matrice goth che confersiscono il nero necessario e le stesse voci di Ferro & Scabbia si piegano alla missione, cantando in modo più rabbioso ed incisivo lui, sfruttando inedite e meravigliose tonalità più basse rispetto allo standard lei.

C’è solo un mastodontico problema alla base di “Dark Adrenaline”, un fattore che, da solo, rende praticamente impossibile giudicare questo inciso come un disco brillante, ovvero: l’auto-digestione della band. Vedete, i primi dischi dei Lacuna Coil sono stati largamente apprezzati dalla critica all’epoca e vengono riconosciuti tuttora come dischi di valore poiché da “In A Reverie” fino a “Comalies” si aveva la netta sensazione di una band in crescita su un percorso musicale personale e ben definito. Ad ascoltare, invece, tutta la musica prodotta dai Nostri negli ultimi dieci anni, si ha proprio l’impressione che i Lacuna Coil abbiano preso il messaggio sonoro impresso sul loro capolavoro “Comalies” e l’abbiano, di volta in volta, piegato ad uno scopo diverso, ovvero i famosi obiettivi di cui si scriveva un poco più in alto. Tutto, però, senza proporre nulla di nuovo dal punto di vista della personalità e della crescita, finendo, di fatto, intrappolati in loro stessi. E non è affatto un caso se, su questo inciso, si trova la canzone migliore mai composta dalla band in questi famosi dieci anni, quella “Kill The Light” che riprende in pieno gli umori melodici di “Comalies” senza stravolgerli troppo, ovviamente, ma con una rincorsa della Scabbia su Ferro nel ritornello da urlo.

Ecco quindi come “Dark Adrenaline” ci propone, negli effetti, una digestione del digerito, aggravando ulteriormente la situazione presentandoci una “Upsidedown” che è, in pratica, “What I See” di “Karmacode” (ascoltate il riffing iniziale di chitarra), oppure la linearità di “Fire” che fa venire in mente le soluzioni più sciape di “Shallow Life”. E’ talmente prevedibile questo disco, che non ci risparmia nemmeno la cover di una band internazionalmente apprezzata e nota (“Losing My Religion” dei R.E.M. - gli esiti dell’operazione sono incerti: si può amare il fatto che i Lacuna Coil abbiano tentato di imprimere la loro personalità variando la linea melodica del brano, si può detestare la band per aver osato troppo) e persino la versione alternativa del singolo “Trip The Darkness” su “I Don’t Believe In Tomorrow”.

Ovviamente, come già accennato c’è sicuramente del buono in quest’opera: le chitarre sferzanti di Biazzi e Migliore ad animare energicamente una “Against You”, la già citata “Trip The Darkness” che, prendendo spunto dall’alternative metal degli A Perfect Circle, ci dona una canzone il cui ritornello è destinato a rimanere marchiato a fuoco nella nostra memoria per l’eternità (e non vi sorprendiate se, nel mezzo delle vostre mansioni quotidiane, vi ritroverete nei momenti più insospettabili a canticchiarlo). Ancora, impossibile non apprezzare l’interpretazione della Scabbia che fa volare a mezza quota una “Intoxicated” o la power ballad che sa romanticamente di Finlandia in “End Of Time”.

Tuttavia, è ancora una volta tutto troppo poco: il fatto che, musicalmente parlando, questo disco sia una riproposizione troppo fedele di musica già sentita in sin troppe occasioni lungo la discografia della band permette all’attenzione di divagare altrove in troppi punti durante l’ascolto, e le idee “dark” non bastano a riaffermare con decisione l’identità di una band andata smarrita dieci anni fa e che, a questo punto, si potrebbe anche lecitamente considerare persa per sempre (anche se “mai dire mai”, “la speranza è l’ultima a morire” ed altre facezie similari tornano utili, a questo punto).

Ciò detto, “Dark Adrenaline” è un disco che, per chi non conosce i Lacuna Coil, risulterà comunque determinante: perché una parte di ascoltatori nuovi si uniranno alla schiera dei fan della band - persone che, per inciso, grideranno anche stavolta al miracolo, forse un poco a sproposito - mentre un’altra fetta di chi non conosce ancora la formazione si unirà ai detrattori che, per contro, con questo disco avranno ulteriore, succulento materiale per le loro bordate, comunque spesso lanciate a sproposito anche da loro. Tuttavia, è a coloro che conoscono i Lacuna Coil da più di dieci anni che questo articolo ed il relativo voto finale è dedicato, coloro che possono accettare, con la dovuta serenità, il fatto che la “Dark Adrenaline” iniettata nel corpo dei Lacuna Coil lo mantenga vivo e caldo, ma non lo renda certamente vitale. Se vi accontentate, sarete felici. Altrimenti, è sempre lecito chiedere di più, ed alimentare un’altrettanto giusta, cocente delusione.



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