Running Wild
The Final Jolly Roger

2011, Golden Core/ZYX
Heavy Metal

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 12/12/11

Sir William Axley Cotton scriveva in un suo piccolo ma importante trattato che, stringendo, imbarcarsi per una vita sui mari tra il ‘600 e l’’800 era “una scelta animata o dalla disperazione o dalla passione incontrastabile”. Rock 'n' Rolf, al secolo Rolf Kasparek, per più di trent’anni ha solcato le rotte di mezzo mondo affrontando fortunali, perdita di uomini fedeli quando non ammutinamenti, arrembaggi, naufragi, incarnando perfettamente il principio esposto dal naturalista. Mettere in disarmo l’inaffondabile nave da guerra che sono stati i Running Wild non deve essere stata una scelta facile, ma fortunatamente per noi non si è certo trattato di un addio in sordina. L’ultimo arrembaggio è stato immortalato il 29 luglio 2009 al Wacken Open Air, consegnando alla storia i Running Wild che issano cosi il loro “The Final Jolly Roger”.

Un’introduzione un po’ ampollosa ma senza dubbio in tono con una delle band più coerenti (anche se qualcuno potrebbe dire ripetitive) e longeve della storia. Nella proposta dei Nostri alcuni ingredienti infatti l’hanno fatta da padrone dalle prime alle ultime battute. Sonorità semplici, dirette, indiscutibilmente evocative ma al contempo ruvide e prive di orpelli o tecnicismi in eccesso, si sono sposate ad una presenza scenica assolutamente unica. Così il racconto di infinite avventure per mare (e solo tal volta per terra) ha preso vita su mille e mille palchi, accompagnato dal suono tagliente delle chitarre e dai fuochi delle carronate esplosi dalle pelli. L’occhio vuole però la sua parte e Rolf non ha mai mancato di appagarlo con costumi di scena degni della migliore rappresentazione di Gilbert e Sullivan. Sopra a tutto questo c’è però l’uomo e la sua passione, capace di credere ad ogni singola nota e trascinare il pubblico come solo il più carismatico, vissuto e coriaceo lupo di mare avrebbe mai potuto fare. “The Final Jolly Roger” riassume perfettamente tutto questo, riproponendo pezzo dopo pezzo i migliori momenti della carriera della band, non senza qualche pecca tecnica, non tanto d’esecuzione (quella impeccabile), quanto di ripresa e registrazione, ma riuscendo comunque a mettere insieme una proposta degna dell’evento.

La scaletta messa insieme per il concerto d’addio è assolutamente letale. La migliore raccolta possibile ottenuta mettendo insieme non soltanto i pezzi più amati dai fan ma anche quelli che meglio incarnano lo spirito della band e che questa meglio sa rendere in fase live. “Port Royal” e “Bad to the Bone” servono a mettere subito a ferro e fuoco il pubblico in terra natia, che reagisce con un entusiasmo straordinario. La voce di Rolf deve naturalmente scaldarsi e manca ancora un po’ di quel tocco ruvido che la contraddistingue, per contro l’energia è già alle stelle fin dal principio; cinquantenni e non sentirli! “Riding the Storm”, brano supercelebrato dalla fedele ciurma della band, acquista in live una vitalità perfino superiore a quella in studio. Appare evidente che qualche cosa di storto deve esserci stato in fase di registrazione perché l’audio manda un po’ di corpo e questo fa rodere non poco chi sperava di poter sfruttare il DVD per fingere almeno di essere stato presente al tripudio di sciabole e cannonate che sta avendo luogo, ma a compensare ci pensa una band in gran lustro. Andandosene allegramente avanti e indietro lungo i tre decenni di storia, c’è spazio per ritrovare anche pezzi dei primi anni di vita del combo. “Prisoner Of Our Time” e “Gates of Purgatory” non sembrano soffrire più di tanto gli anni che gravano sulle loro spalle, anche se certo un po’ di attenzione in più fa percepire il gusto datato delle composizioni. Lo stesso naturalmente varrà per la preistorica “Branded And Exiled”, ma non va dimenticato che i Running Wild stanno giocando in casa e non sorprende che anche gli estratti più datati riescano a trovare tra i presenti degli estimatori. Forse lo stesso non varrà per chi assisterà allo spettacolo comodamente seduto nel proprio salotto, affamato solo di storie di pirateria, ma si tratta comunque solo di pochi minuti rubati ad una galleria d’epici furori. “Conquistadores” e “Under Jolly Roger” chiudono in bellezza e sigillano la serata e la storia di una band una volta di più meravigliosamente dura e pura, capace di far navigare a vele spiegate anche lo spirito più piegato sulle rotte della storia e dell’immaginazione. Se la qualità della traccia audio fa un po’ difetto nel supporto DVD, cosa che potrebbe comprensibilmente indispettire, fortunatamente il doppio cd alla fine ci ripaga pienamente dei soldi spesi.

La fine di un lungo sogno dunque? Forse no. È dei primi di novembre 2011 la notizia della rinascita della band che annuncia il proprio ritorno in grande stile. Rolf, che ormai da tempo era in realtà unico elemento invariabile della formazione, pare tornerà questa volta accompagnato da amici di vecchia data. Ma non è questa la sede per parlarne. Per il momento non ci resta che andare all’arrembaggio sotto quello che, con un po’ di fortuna, non sarà davvero l’ultimo Jolly Roger ma di sicuro porta con se un bottino per cui vale la pena di spendere qualche vita… sorry, qualche euro.



CD 1

 

01. Intro

02. Port Royal

03. Bad to the Bone

04. Riding the Storm

05. Soulless

06. Prisoner of Our Time

07. Black Hand Inn

08. Gates of Purgatory

09. Battle of Waterloo

10 Der Kaltverformer

11 Raging Fire

 

CD 2


01. Whirlwind

02. Tortuga Bay

03. Branded and Exiled

04. Raise Your Fist

05. Conquistadores

06. Under Jolly Roger

 

DVD

 

01. Intro

02. Port Royal

03. Bad To The Bone

04. Riding The Storm

05. Soulless

06. Prisoner Of Our Time

07. Black Hand Inn

08. Gates Of Purgatory

09. Battle Of Waterloo

10. Der Kaltverformer

11. Raging Fire

12. Whirlwind

13. Tortuga Bay

14. Branded And Exiled

15. Raise Your Fist

16. Conquistadores

17. Under Jolly Roger


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