Hardcore Superstar
The Party Ain't Over 'Til We Say So

2011, Nuclear Blast
Hard Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 29/11/11

Dieci anni di vita, per una band, sono un evento da festeggiare coi dovuti sfarzi, figurarsi se la band in questione è la regina del party metal - o sleazy rock che dir si voglia - Hardcore Superstar. Eccoli, dunque, gli svedesi celebrare a dovere la loro non-vecchiaia (gli ultimi dischi della formazione ci mostrano una band in forma a dir poco smagliante) con un greatest hits ricco e giusto nella proposta.

The Party Ain’t Over ‘Til We Say So” (ci poteva essere titolo più azzeccato per questa raccolta?) è, negli effetti, non solo un disco ottico che contiene quanto di meglio prodotto nel genere negli ultimi 10 anni da parte di una band dallo spirito a dir poco selvaggio, ma anche un viaggio a 360 gradi nella discografia di Jocke & Co: dagli esordi sotto Sony con l’assolutamente brillante (e già capolavoro) incipit di “Bad Sneakers And A Piña Colada”, passando nel mezzo ad episodi assai meno convincenti come “Thank You (For Letting Be Ourselves)” e “No Regrets” (da cui sono estratti, in questa raccolta, giusto “Shame” e “Still I’m Glad” rispettivamente – guarda caso, gli unici due pezzi davvero salvabili da quei dischi), fino ad arrivare al presente di Nuclear Blast, e la virata nel sound verso decisi ed incisivi tratti hard & heavy. Ad aprire le danze, l’inedito “We Don’t Need A Cure”, brano che dimostra – ce ne fosse bisogno – lo stato di grazia della band in quanto ad ispirazione ed energia, visto che ci troviamo per le orecchie un pezzo che, su cori infantili e scanzonati, tratteggia un brano di rivendicazione “loser” dai decisi toni emo… come se i My Chemical Romance venissero riletti in chiave Hardcore Superstar, guadagnando in spessore e credibilità.

Ora, purtroppo il dovere del critico è quello di fornire un quadro il più obiettivo possibile di un’opera oggetto di recensione, e se è pur vero che per quanto riguarda canzoni e band non si può davvero obiettare nulla, alcune cose si possono tranquillamente discutere riguardo al modo in cui questo greatest hits è stato confezionato. Nessun booklet (al suo posto, una sorta di poster), nessuna liner note, nulla che possa collegare le varie canzoni agli album originali e nulla che possa smentire l’ipotesi che questo sia un semplice copia-incolla effettuato con poco amore e tanto senso di sfruttamento delle imminenti festività natalizie. L’impressione, insomma, è quella di un disco destinato ai cestoni delle offerte di una grossa catena di ipermercati di elettronica qualsiasi, piuttosto che un tassello da custodire gelosamente in collezione, e questa scarsa cura di contorno, se è pur vero essere affine allo spirito di originale essenzialità della band, allo stesso tempo sminuisce di molto la portata dell’opera.

La conclusione, quindi, non può che essere questa: se non conoscete gli Hardcore Superstar, “The Party Ain’t Over...” è un’occasione unica ed immancabile per possedere, con poco sforzo economico, 20 gemme di puro sleazy festaiolo e melodico, di quello da tenere sempre in macchina nonché a portata di mano per alimentare le feste con tanta energia rock. Viceversa, se siete amanti di lunga data della band, l’unica cosa che vi rimane da fare è attendere che questo disco, nel famoso cestone delle offerte, ci finisca davvero (per soddisfare la smania di “completismo da collezione” – Dio la benedica!) e, nel frattempo, procurarvi su iTunes e simili l’inedito in apertura della raccolta, perché non potete assolutamente farvi mancare “We Don’t Need A Cure”.

E come la band fieramente afferma sul pezzo appena citato, non abbiamo proprio bisogno di una cura dal rock’n’roll fatto bene e col cuore, anzi: Jocke, Vic, Martin, Magnus… ne vogliamo ancora, grazie!



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