Nightwish
Once

2004, Nuclear Blast
Symphonic Metal

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 28/11/11

Che i Nightwish stiano per scatenare un nuovo entusiasmante fenomeno mediatico attorno al loro symphonic metal teatrale e bombastico, dopo la pubblicazione di un album di altissimo livello quale “Century Child”, è un fatto ormai chiaro, quasi scontato. Talmente scontato che la più grande etichetta discografica metal al mondo, la tedesca Nuclear Blast, decide di puntare gli occhi sulla band di Tuomas Holopainen e scritturarla per uno strabiliante follow-up destinato a diventare uno tra i più grandi best seller della storia del genere. Per ovvi motivi, il cambio di etichetta si traduce in un drastico e immediato cambio di prospettive: il nuovo deal consente ai Nightwish di fare leva su un budget degno dei grandi nomi, registrando per la prima volta nella loro carriera un intero disco con il supporto di un coro e di una vera orchestra (la London Session Orchestra diretta dal maestro Pip Williams), oltre ad una produzione impeccabile e ad un promozione massiccia in ogni angolo del globo terrestre, Italia compresa.

Siamo nel 2004 e i tempi del power metal infarcito di vocalizzi simil-operistici, tastiere e sintetizzatori magniloquenti appaiono sempre più lontani. Negli ultimi anni i Nightwish hanno già capito come integrare nuovi suoni e nuove influenze nel proprio stile e con “Once” compiono un decisivo passo in avanti, lavorando sulla componente più epica e cinematografica del precedente full legnth ed enfatizzandola a dovere attraverso un lotto di brani imprevedibili ed accattivanti. Gli undici episodi che compongono il disco tratteggiano una molteplicità di scenari finora ignota al quintetto finlandese: dal Medio Oriente al Nord America, passando per la natia Scandinavia, la band di Kitee compie un lungo viaggio immaginario alla ricerca di nuovi spunti e nuove vibrazioni.

Questo forte spirito di rinnovamento dà vita ad un sound sempre più roccioso, articolato ed aperto alla contaminazione. Il basso ultra-pulsante e le torbide movenze elettroniche di “Wish I Had An Angel” sono solo una delle tante novità introdotte nella quinta fatica del quintetto: il brano delinea uno stacco piuttosto netto rispetto all'attitudine metal di un tempo e, senza lasciare spazio a giudizi intermedi, chiede ai fan di dividersi tra sostenitori e detrattori di questo nuovo corso. Ancor più sconvolgente, forse, è il singolo di lancio “Nemo”, che apre su un memorabile ed orecchiabilissimo giro di piano per trasformarsi in un sognante mid-tempo trainato da una linea vocale elegante e (perché no?) radiofonica e da un arrangiamento sinfonico che ricorda da vicino le grandi colonne sonore fantasy. Quest'ultimo elemento viene poi sviluppato a dovere da tracce quali “The Siren”, un seducente canto dalle cadenze arabeggianti dove chitarre ed archi si uniscono in un vortice di suoni ultraterreni, dalla commovente “Creek Mary's Blood”, una lunga marcia funebre ispirata al massacro degli Indiani d'America da parte dell'uomo bianco in cui possiamo ascoltare il dolce suono del flauto indiano e una poesia recitata dall'artista Lakota John Two Hawks, e dalla malinconica “Kuolema Tekee Taiteilijan” (letteralmente “La Morte Crea L'artista”), un'intima riflessione in lingua madre sull'importanza del dolore nella vita di colui che crea Arte attraverso le visioni del proprio mondo interiore, accompagnata dall'orchestra e dalla voce di Tarja in totale solitudine.

I Nightwish non tradiscono tuttavia la loro natura più metal e, a fronte di episodi dall'appeal commerciale o dalla natura prevalentemente sinfonica, irrobustiscono le proprie chitarre e sfogano la propria ispirazione nella grandeur operistica dell'opener “Dark Chest Of Wonders”, nella rabbiosa ed epica “Planet Hell” (un campo di battaglia sul quale la voce del bassista Marco Hietala si erge vittoriosa) e nella smodata e allucinante epicità di “Romanticide”.

Ma l'autentico capolavoro di “Once” è la lunga suite “Ghost Love Score”: dieci minuti di pura estasi in cui Tuomas Holopainen spalanca le porte del proprio io lirico costruendo un monumento di suoni ed immagini in onore dell'amore impossibile. Cori imponenti ed evoluzioni orchestrali accompagnano la suadente voce di Tarja e le incursioni della chitarra nel brano-simbolo di tutta la corrente symphonic scandinava. Nell'imponente refrain che accompagna il brano verso un drammatico finale s'incastona uno dei versi più toccanti mai composti dall'artista: “My fall will be for you / My love will be in you / If you be the one to cut me / So I'll bleed forever”.

Con “Once” i Nightwish sono riusciti, laddove molti altri hanno fallito, a rendere appetibile al grande pubblico un genere piuttosto di nicchia come il metal sinfonico, senza tuttavia snaturare la propria identità. In esso i fan ritroveranno infatti tutti i temi a loro cari, oltre ad una buona dose di novità che, come di consueto, detteranno un nuovo trend all'interno della scena, che di lì a poco verrà popolata da una miriade di formazioni con voce femminile senza arte né parte. Ai giorni nostri il disco ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo ed ha contribuito in maniera definitiva a sdoganare il nome dei Nightwish non soltanto tra gli appassionati di sonorità metal, ma anche tra coloro che si cibano di solo rock comunemente inteso.

“Once”, tuttavia, non sarà ricordato come uno dei più grandi best seller della storia del metal, ma anche come l'ultima sofferta testimonianza del sodalizio con la cantante Tarja Turunen, che alla fine di un lunghissimo tour verrà licenziata dalla band tramite una lettera aperta e solo dopo due anni verrà sostituita dalla svedese Anette Olzon, apparsa per la prima volta sul controverso “Dark Passion Play”. Ma questa, cari lettori, è un'altra storia. Ora siamo ancora qui, mentre “Once” si chiude sugli ultimi mesti versi di “Higher Than Hope”, con il suono di una tormenta di neve che avanza lenta e porta via con sé una lunga scia di ricordi ed emozioni...



01. Dark Chest Of Wonders
02. Wish I Had An Angel
03. Nemo
04. Planet Hell
05. Creek Mary's Blood
06. The Siren
07. Dead Gardens
08. Romanticide
09. Ghost Love Score
10. Kuolema Tekee Taiteilijan
11. Higher Than Hope

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