Destruction
D.E.V.O.L.U.T.I.O.N.

2008, AFM Records
Thrash

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 04/09/08

Se c’è una band che, nel panorama mondiale, ha vissuto in prima persona le alterne fortune di un genere dato per morto nel 1990 per poi rinascere un decennio successivo questa corrisponde al nome dei teutonici Destruction. Il gruppo capitanato dal carismatico Schmier, dopo la reunion del 2000, giunge così a festeggiare il venticinquesimo compleanno e lo fa senza timori, sfornando un album che risulta essere una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti del thrash metal più puro.

Che lo spirito del longevo trio sia quella degli anni migliori ce lo fa capire la paurosa opener, nonché title track di questo interessante concept album, in cui i Nostri, con la solita potenza che li ha da sempre contraddistinti, iniziano la rabbiosa denuncia della "involuzione" del genere umano. Riff potenti e veloci e voce aggressiva sono da sempre marchio di fabbrica dei Destruction, ma devo ammettere che erano anni che non li sentivo così arrabbiati ed ispirati. Con la successiva "Elevator to Hell" il disco inizia il proprio viaggio musicale tra le diverse sfaccettature del genere con uno dei brani più belli mai scritti dalla band: un pezzo ritmato e cadenzato dall’impatto semplicemente devastante. Sin dai primi due brani si evidenzia la cura, in particolar modo, degli assoli, mai così ispirati e tecnici nell’arco di un intero album. La sessione ritmica risulta impeccabile in special modo nella successiva "The Seven Deadly Sins", brano che è stato dato come antipasto in streaming gratuito. L’album non lesina sorprese ed è così che si passa dalla velenosissima "Offenders Of The Throne"  alla velocità di "Last Desperate Scream" sino alla cattiveria dei riff di "The Greed Of Gain".

Molto bella ed interessante è "Inner Indulgence", una sorta di omaggio alle radici del Thrash, che ricorda molto da vicino i primissimi lavori di Megadeth e Metallica, quando, non avendo ancora definito i canoni di quello che forse è stato il genere più importante degli anni ottanta, si parlava di speed metal americano ricco di tecnica e ritmiche serrate.
 
Da segnalare, all’interno del disco, l’apparizione di straordinari interpreti della sei corde come Gary Holt (Exodus) e Jeff Waters (Annihilator) che danno vita con Mike ai tre assoli di " The Greed Of Gain", nonché la partecipazione di Vinnie More (U.F.O.) in  "The Seven Deadly Sins". Una nota di merito, finalmente, va fatta anche alla produzione del disco che, fin troppo sacrificata in passato, regala suoni personalizzati e quanto mai adatti ad ogni singolo brano rendendo onore all’ottima musica presente in "D.E.V.O.L.U.T.I.O.N", album a tratti entusiasmante e nel quale le diverse anime del thrash metal sono state proposte con classe e ferocia.





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