Jane's Addiction
The Great Escape Artist

2011, Capitol Records
Alternative Rock

Dopo anni d'assenza, tornano i Jane's Addiction. Ne sarà valsa la pena?

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 18/11/11

Il 2011 si sta dimostrando un anno particolarmente florido per i come back di band le cui tracce parevano oramai scomparse. Gruppi che hanno lasciato un buon ricordo e in qualche modo si sono meritati la propria parte di notorietà, o gruppi che semplicemente anni addietro hanno saputo cavalcare l'“onda giusta” ed ora tentano di nuovo il colpo di fortuna. Ci sono, però, gruppi che hanno sì cavalcato a loro tempo l'“onda giusta”, ma che sono stati anche in grado di creare attorno al proprio nome un'aura di rispetto e d'ammirazione grazie ad uno stile inconfondibile e per certi versi innovativo anche a lustri di distanza. Dopo anni di buio e silenzi, dopo un rodaggio durato praticamente tre anni, anche i redivivi Jane's Addiction sfornano l'album del ritorno sulle scene.


The Great Escape Artist” è una cartolina spedita ai fan e al mondo del rock con scritto “Stiamo per tornare a prenderci il posto che ci spetta”. È una cartolina che, però, nonostante la bontà della stampa, è giunta con alcune pieghe e qualche strappo di troppo. “Underground” poteva essere un'ottima opener, ma manca quel quid che possa permettere al suo potenziale di esplodere come si deve e come ci si aspetterebbe. “End Of The Lies” pone qualche rimedio, se non altro per il ritmo costantemente sostenuto, mentre la strofa di“Curiosity Kills” regala qualche momento di velata inquietudine, prima di lasciar spazio alle atmosfere rarefatte del ritornello. Sin dalla triade iniziale, l'ascoltatore più attento si accorgerà, magari con un sottile sentimento di timore misto a delusione, che non tutto va per il verso giusto: se “Irresistable Force (Met The Immovable Object)” potrebbe per un attimo ammaliarlo, se “I'll Hit You Back” fa fatica a coniugare qualche elemento del passato con sonorità che strizzano l'occhio al gusto più attuale, l'ascoltatore più attento non si lascerà sfuggire che paradossalmente uno dei momenti migliori è “Twisted Tales”, brano piacevole, ben concepito e suonato, a cui tuttavia manca quel pizzico di pazzia per farlo sussultare.


Sia chiaro: nel complesso “The Great Escape Artist” non è un album pessimo. Si riesce ad ascoltare tutto d'un fiato, ha passaggi orecchiabili, può vantare una produzione di tutto rispetto. Chi fino ad ora aveva solo sentito nominare i Jane's Addiction di tanto in tanto, sarà solleticato dall'idea di approfondire la conoscenza della band, mentre chi già conosce Navarro e soci rimarrà alquanto deluso. Molte limature atte a semplificare la struttura delle canzoni possono avvicinare nuovi fans, magari i più giovani abituati ad un tipo di sound ben preciso, ma al contempo allontanano chi aveva amato i lavori degli anni '80 e '90.

 

Un'occasione mancata per rinverdire i fasti di un tempo? Fondamentalmente si. Le canzoni che compongono il disco non sono malvagie, ma non hanno neppure quel tocco di pazzia, quell'idea, quello spunto che possono fare davvero la differenza tra un album discreto ed un album sorprendente.





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