Iron Savior
The Landing

2011, AFM records
Power Metal

Recensione di Fabio Petrella - Pubblicata in data: 19/11/11

Gli Iron Savior sono come la pala di un mulino che, azionata dal soffio del vento o dal moto perpetuo dell’acqua, gira e rigira creando, senza apparire, un lavoro meccanico invidiabile. I power metallers teutonici capitanati da Piet Sielck, caro amico della vecchia volpe Kai Hansen, attivi dal ’97, sembra che non abbiano nessuna intenzione di smettere di macinare heavy metal, e “The Landing”, che bussa alle nostre porte in pieno autunno, ne conferma la liceità delle intenzioni.

Il disco non cambia di una virgola il codice genetico della band. Gli Iron Savior continuano sulla loro strada come un fidato destriero con i paraocchi, e al contrario dei consanguinei Gamma Ray non abbassano il tiro galoppando senza sosta e con accortezza, evitando di impantanarsi – o almeno trottando con circospezione - in terreni fangosi. Se “To The Metal!” pescava a piene mani nello spartito di Iron Maiden e Judas Priest senza riuscire a mascherare il vuoto di ispirazione del folletto di Amburgo, “The Landing”, che bene o male affiora dallo stesso bacino d’utenza, colpisce per freschezza e praticità, ma anche per l’umiltà – o furbizia – di non sovvertire, forzandolo, l’ordine costituito di una formula certa. Così l’album non si piega al volere di arzigogolate congetture, ma spicca il volo senza patemi, come una freccia lanciata verso il sole.

“The Landing” è un sistema fisico isolato nel quale l’energia elettrica totale rimane costante. La profetica “The Savior”, la baluginante “Starlight”, l’anthemica “Heavy Metal Never Dies” e la ruvida “March Of Doom” mostrano (anche se può sembrare un torto non citare le restanti tracce, e penso a “Moment In Time” o “Faster Than All”) il cipiglio deciso del disco che batte convinto per tutta la sua durata come il martello sul chiodo. Tirando le somme, mi piace immaginare gli Iron Savior come gente rispettosa e di fatica, una sorta di operai del metallo. Una compagine di suonatori senza ambizioni di potere, costante nella quotidianità e fedele alla fatica delle braccia, che ogni giorno - cascasse il mondo - si alza alle prime luci del mattino per guadagnarsi il sudato salario. Una certezza.





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