Trillium
Alloy

2011, Frontiers Records
Hard & Heavy

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 04/11/11

Dopo aver affiancato per anni i nomi più illustri della scena melodic/symphonic metal europea in veste di songwriter, vocal coach, corista o voce ospite, per la bionda Amanda Somerville è giunto il momento di lanciarsi a capofitto in un nuovo progetto musicale che, una volta tanto, la vede protagonista assoluta. Chiamando attorno a sé un team di tutto rispetto (tra cui spiccano i nomi dei “veterani” Sascha Paeth e Miro, ma anche quello di Sander Gommans, ex chitarrista degli After Forever ed attuale “braccio destro” dell'artista), la cantautrice di origini americane ha dato libero sfogo al proprio estro creativo e quello che oggi possiamo finalmente stringere tra le mani è il frutto di un talento impareggiabile e di un impegno costante: “Alloy”. Il nome del disco rimanda ad una lega ottenuta attraverso l'unione di un metallo con una sostanza di diversa origine e, per forza di cose, alla carriera della stessa Somerville, conosciuta ai più come “prezzemolina” della scena, ma allo stesso tempo autrice di album di assoluta classe devoti a sonorità pop rock (provate a rispolverare “Windows”, il suo ultimo cd solista, ne rimarrete piacevolmente sorpresi). Due personalità artistiche che nei Trillium respirano all'unisono, dando vita ad un ibrido elegante e maturo.

Che la Somerville fosse una vocalist ineccepibile è cosa risaputa, ma la sua abilità nel comporre ed interpretare le proprie linee vocali diventa semplicemente lampante nel momento in cui è sostenuta da canzoni scritte e pensate appositamente per lei. Non debbono stupire, in questo senso, le similitudini con gli ultimi due album degli After Forever – la mano di Sander Gommans è esperta e riesce a guidare la bella Amanda attraverso un sentire di influenze che vanno dal progressive rock all'heavy metal, senza mai perdere di vista l'orecchiabilità dei pezzi, proprio come accadeva nella compianta band del chitarrista olandese. In questo modo possiamo godere di un tripletta iniziale priva di sbavature, con la teatralità di una “Machine Gun” a farci trattenere il respiro e i giochi vocali di una “Coward” che vanno a piantarsi dritti nel cuore come una freccia di Cupido, mentre “Purge” ci stupisce con le sue tentazioni dal vago sapore alternative ma tremendamente melodiche, come vuole la tradizione del miglior metal con voce femminile.

Traccia dopo traccia, “Alloy” si assesta su un livello che fatica a calare, grazie alla presenza costante di melodie di sicuro impatto e ad un songwriting a dir poco impeccabile (impossibile resistere al ritornello killer di “Mistaken”, al duetto con l'ugola d'oro di Jorn Lande sulla ruggente “Scream It” o, ancora, alla dolcezza più corroborante della ballad “Slow It Down”). E se qualcuno avesse dubbi sul fatto che i Trillium sono una squadra affiatata, gli arrangiamenti sinfonici di Miro e la performance di Sascha Paeth (qui nelle vesti di chitarrista, bassista, tastierista e batterista) donano all'album il marchio di fabbrica che in tempi non troppo remoti ha saputo distinguere le grandi band dai semplici comprimari (pensiamo ai Kamelot, agli Epica, agli Avantasia e a tutti i progetti benedetti dalla partecipazione della celebre coppia d'assi).

Il nuovo acquisto di Frontiers Records ci regala un disco sufficientemente eclettico, raffinato e ottimamente suonato, che saprà convincere ed appassionare tutti coloro che vivono di pane, melodic metal e intriganti voci femminili. Se possiamo concederci un piccolo appunto, considerando i nomi coinvolti nel progetto, sarebbe stato lecito chiedere qualcosa in più ai Trillium. Forse, spaventati dalla competizione con i nomi più importanti della scena, Amanda e soci hanno preferito andare sul sicuro, confezionando un album formalmente inappuntabile, ricco di brani intensi e dannatamente “catchy”, che tuttavia paga lo scotto di un'originalità latente (gli After Forever, nonostante i numerosi rimandi, rimangono un lontano miraggio)... In ogni caso, siamo ben al di sopra della media dei prodotti del genere e, alla luce di quanto abbiamo scritto sinora, non possiamo fare altro che accogliere a braccia aperte i Trillium nella cerchia dei nomi da tenere sotto stretta osservazione in questo 2011 che sta per volgere al termine.





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