Tori Amos
To Venus And Back

1999, Atlantic Records
Indie

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 19/10/11

Non è facile iniziare una recensione su uno degli ultimi album degni di nota della rossa Tori Amos. Vuoi perché è andata avanti nella sua parabola discendente, riuscendo a sfornare album decisamente evitabili come "American Doll Posse" od "Abnormally Attracted To Sin", vuoi perché da "To Venus And Back" la sua immagine si è inevitabilmente e progressivamente offuscata, così come la sua forma vocale (eccezion fatta per lo strepitoso tour di "Strange Little Girls" nel 2001, o quello appena conclusosi dell'estate 2010, oppure l'attuale tour in corso). Vuoi perché la sua incontenibile voglia di sfornare canzoni non era più corrisposta da un'altrettanta vena compositiva valida.


VENUS: ORBITING


Ma veniamo al disco in questione, che ad un primo ascolto ha lasciato la sottoscritta particolarmente perplessa. Per la prima volta, ci troviamo di fronte ad un doppio disco, con ben undici brani nuovi nel disco "Venus: Orbiting" e finalmente un disco dedicato ad un live "Venus Live: Still Orbiting". Non che i fan e gli appassionati abbiano dovuto aspettare questo live per collezionare performance dal vivo della Rossa, perché i bootleg giravano da molto tempo prima, e per qualsiasi fan di Tori Amos i bootleg sono un must da avere. Ma passiamo all'elemento spiazzante, ovvero il marcato uso dell'elettronica da parte di Tori, che si dispiega man mano che si procede nel disco. Questa caratteristica non è di certo una novità, se si pensa al disco precedente. Se "Bliss" apre il disco con un cupo pianoforte, per poi esplodere in una grinta decisamente notevole tra band ed effetti, "Concertina" ci avvolge subito in questa nube elettronica di effetti e sperimentazioni, come se fosse un brano da ballare e da godersi senza troppo impegno. Rimane tutt'ora un brano molto amato dalla Nostra, in quanto la ripropone piuttosto spesso in sede live e forse esprime appieno la volontà di voler fare un disco meno cupo, totalmente distante dall'oscurità di "Boys For Pele", ma come evoluzione naturale di quanto cominciato con "From The Choirgirl Hotel". Soprattutto, esprime quell'idea di amore, di luminosità e di ottimismo che la Rossa voleva esternare, con la scelta di "Venus", Venere, come titolo dell'album. Non solo a livello personale, poiché a quei tempi l'americana era riuscita a trovare serenità nel suo cuore, ma anche a livello più globale; il secolo sta per finire ed occorre portare qualcosa di positivo e di memorabile in quello nuovo. "Glory Of The 80s" è uno dei brani più validi e luminosi composti in questo quinto full-length da Tori, ma non manca la malinconia e la dolcezza struggente di brani come "Josephine", in riferimento a Josephine de Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte, una donna alquanto vivace, ma piena di tormenti. Si pensi anche a "1000 Oceans", composta da Tori per il marito, che stava soffrendo la perdita di una persona a lui cara. Per quanto riguarda la vena sperimentale di Tori, "Datura" è una delle tracce più esemplificative, allucinata e distorta, ma ben lungi, a mio avviso, dall'essere una delle migliori tracce della Rossa in quest'album. Si aggiunga anche l'oscura e criptica "Suede", praticamente costruita solo su un struttura elettronica: forse risulterà un po' minimalista e povera di elementi, ma ha un suo fascino e carattere, soprattutto in sede live.


Ci si può chiedere a ragione dove sia finita la ricercatezza di "Little Earthquakes" e di "Under The Pink", ma nondimeno, questo "To Venus And Back" presenta una certa orecchiabilità e piacevolezza. Tuttavia, è chiaro che questo non è più un album memorabile, come potevano essere i primi quattro: qualche brano rimane, altri invece vengono lasciati da parte perché meno riusciti. In apparenza, questo full-length è stato fatto con più leggerezza, forse anche con una punta di fretta, ed è meno incisivo rispetto ai predecessori. Certo, se questo era quello che era in grado di fare Tori "di fretta", è musica di lusso se confrontata agli ultimi episodi infelici - prolissi, scritti superficialmente e prodotti anche peggio, eccetto "Midwinter Graces" e l'elegante "Night Of Hunters". Ed infatti, questo disco merita certamente di essere collezionato, specie per il live che segue.

 

VENUS: STILL ORBITING

 

Tredici brani collezionati durante il suo "Plugged '98 Tour" caratterizzano questo primo disco live ufficiale della Amos. Si può sentire come l'intervento della band modifichi in modo abbastanza netto alcuni brani come "Bells For Her", che comunque, senza il piano particolare utilizzato in "Under The Pink", è sempre stato soggetto a rimaneggiamenti. Rende particolarmente bene "Cornflake Girl", che al contrario, senza il resto degli strumenti, ha sempre lasciato indifferente la sottoscritta, oppure la grintosa "Space Dog". C'è da dire che il pezzo forte di questo live è la bellissima "Cooling" (forse una delle poche canzoni che la cantautrice riesce ad eseguire al meglio sempre e comunque, superando di netto la versione in studio), con in aggiunta la sua storia di "canzone ribelle", tanto che non è presente ufficialmente in nessun album se non nella "Piano: A Collection" del 2006. "Cruel" è sempre un brano meravigliosamente malato ed in questo live è stato proposto in una buona versione che rende giustizia sia alla performance di Tori, che alla canzone stessa. Non manca una buona "Little Earthquakes" e la dolce e conclusiva "Purple People". Tuttavia, qua e là, come in "Cloud In My Tongue", "Precious Things", o nella già citata "Cornflake Girl" inizia a farsi sentire in maniera abbastanza marcata uno dei problemi che affliggerà la qualità del cantato dell'americana: la voce nasale. Allora, fortunatamente, sembrava essere episodico come evento, tuttavia rovinava in maniera abbastanza chiara la qualità complessiva del brano, e questo live chi scrive non lo considera totalmente perfetto proprio per questo motivo. Tuttavia, rimane una buona performance complessiva e spicca qualche gemma da riascoltare volentieri.


Detto questo, "To Venus And Back" è sicuramente il primo album minore di Tori Amos. L'uso dell'elettronica sicuramente sorprende e disorienta, così come un songwriting che sembra un po' sentire la fatica di scrivere nuovi brani. La leggerezza però talvolta lascia qualche segno notevole e riesce ad ipnotizzare l'ascoltatore. Il live sicuramente fa aumentare il valore di questo disco, rendendolo ad ogni modo da avere nella propria discografia dedicata alla rossa cantautrice.





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