Thrice
Major/Minor

2011, Vagrant Records
Alternative Rock

Recensione di Lorenzo Zingaretti - Pubblicata in data: 01/10/11

Nella musica ogni tanto si sente il bisogno di certezze. Siamo in un momento in cui ci sono migliaia di gruppi che copiano e incollano nei loro pezzi quanto fatto dalle band arrivate prima di loro (soprattutto nelle scene musicali più “giovani”, basti pensare all’ormai iper inflazionato metalcore), mentre i maestri perdono definitivamente l’ispirazione componendo dischetti scialbi o, nel peggiore dei casi, si mettono a sperimentare producendo cose passibili di denuncia per violenza uditiva. Poi per carità, ben venga la volontà di provare qualcosa di nuovo, anzi sono il primo a supportarla (anche perché senza di essa si sprofonderebbe nell’immobilità musicale) ma bisogna pure rendersi conto di quando si rischia di scadere nell’inascoltabile. Si è detto certezze: no, non sto recensendo il nuovo disco degli AC/DC, ma mi appresto a parlare dei Thrice, realtà statunitense a cavallo tra il post-hardcore moderno e il più generico, almeno a livello di definizione, alternative rock. Sono in giro da ormai parecchio tempo, basti pensare che questo “Major/Minor” è il loro ottavo lavoro, ma da noi non hanno mai avuto quella copertura mediatica riservata ad altre band dello stesso filone. Chissà perché poi, dato che oltreoceano sono considerati uno dei gruppi di punta del genere…

Il nuovo disco arriva a due anni di distanza da “Beggars”, album che aveva segnato un’importante svolta stilistica nella musica dei Thrice: in effetti presentava un deciso ammorbidimento del sound, con il gruppo che spostava il focus sulla sua parte alternative, accantonando prepotentemente le radici post-hardcore (che erano sì scemate anche nei lavori precedenti ma che comunque, prima del suddetto “Beggars”, non erano state affatto relegate sullo sfondo). Un disco spiazzante quindi, che ancora divide la critica e i fan sulla sua effettiva bontà e che viene però seguito da “Major/Minor”, dove la band riscopre la sua vera essenza riuscendo a trovare il giusto compromesso tra il passato e la nuova linea. Ciò significa che i Thrice in quest’occasione riescono a gestire la loro doppia anima nel miglior modo possibile, realizzando una pressoché perfetta fusione tra le aperture melodiche, il muro di suono delle chitarre e tutti gli altri piccoli elementi che arricchiscono il loro sound.

Parlare di “wall of sound” in un album essenzialmente alternative può suonare strano, ma bisogna di nuovo collegarsi alla scena di provenienza dei Thrice, quel post-hardcore che come già detto fa capolino più di una volta durante l’incedere dei quasi cinquanta minuti di musica qui proposti. Ed ecco allora che il riff iniziale di “Yellow Nelly”, la opening track, diventa una dichiarazione con cui i Thrice mettono in chiaro i loro intenti, l’esplorazione del lato melodico unita ad un ritrovato spirito rock, che tende a dare centralità alle chitarre come non era successo invece in “Beggars”. Si odono in lontananza echi quasi grunge, soprattutto nella prima metà del disco, più votata ad un classico modello per l’appunto rock ma sorretto sempre dallo stile inconfondibile dei Thrice e dalla voce quanto mai in contesto del leader Dustin Kensrue. Con “Call It In The Air” c’è una prima, piccola “crepa” in questo modello, da intendersi però in senso positivo: il pezzo introduce momenti post-rock (l’arpeggio insistito che fa da sfondo alle strofe) che ritroveremo nelle tracce successive e che in questo caso sono un gustoso antipasto al ritornello, senza dubbio uno dei più riusciti non solo del disco, ma dell’intera carriera della band. E’ uno stacco importante, che se vogliamo funge da spartiacque verso la seconda parte del disco, molto più incentrata sul lato alternative. Altri fulgidi esempi sono “Words In The Water” e la chiusura affidata alla sognante “Disarmed”, due brani che dimostrano come i Thrice abbiano imparato a gestire e di conseguenza rendere alla perfezione ciò a cui avevano accennato con “Beggars”.

E’ curioso, dopo aver parlato del disco del 2009 in termini non del tutto entusiasti, classificare come assi portanti del nuovo album proprio quei pezzi che prendono spunto da lì: segno di una maturità artistica e di una capacità di pescare a piene mani dal passato senza limitarsi a riproporlo tale e quale, anzi arricchendolo e migliorandolo. La convergenza tra le due anime dei Thrice, seppure lievemente sbilanciata verso gli episodi più melodici, può dirsi dunque perfettamente riuscita con questo “Major/Minor”, un lavoro capace di soddisfare più di un ascoltatore, di non deludere i fan della band e, perché no, di consacrare finalmente la band californiana anche nel vecchio continente. In fondo se lo meritano, perché di questi tempi, per tornare al discorso iniziale, trovare un gruppo in grado di rinnovarsi pur mantenendo uno stile inconfondibile  (dopo ben otto dischi) è merce rara. In una parola: certezze.





01. Yellow belly

02. Promises

03. Blinded

04. Cataracts

05. Call it in the air

06. Treading paper

07. Blur

08. Words in the water

09. Listen through me

10. Anthology

11. Disarmed   

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