House Of Lords
Big Money

2011, Frontiers Records
Melodic Rock

Un graditissimo ritorno ed una conferma non necessaria, ma pur sempre piacevole. Né più, né meno.
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 19/09/11

Ed ecco che, a due anni puntuali di distanza dai “Sogni di Cartesio” (leggi la nostra recensione di "Cartesian Dreams"), tornano gli House Of Lords di James Christian donandoci l’ennesima prova dello stato di grazia della band americana, una formazione che, dalla sua seconda incarnazione con “The Power And The Myth” del 2004, ha sempre mantenuto un livello musicale ottimo, se non addirittura di eccellenza.

La chiave che permette agli House Of Lords di essere sempre convincenti è la solidità dei loro lavori, e questo “Big Money” – ottavo inciso in studio – non fa eccezione. Ancora una volta, ritroviamo un ispirato Jimi Bell ad impreziosire con squisiti solos e riff granitici le composizioni dei Nostri, accompagnate come sempre dalla splendida e graffiante ugola di Christian, che dà immediatamente prova della sua grinta nell’urlo che introduce la titletrack, splendido esempio di come andrebbe costruito un mid-tempo di hard rock melodico, per sfociare, poi, in un country-blues estremamente affascinante e sanguigno (“One Man Down”). Altri momenti di rara ispirazione del disco sono certamente l’irresistibile ritornello di “Searchin’”, la zuccherosità tipicamente AOR di “First To Cry” (a contrastare meravigliosamente la sabbiosità della già citata “One Man Down”), o l’incalzante “Livin’ In A Dreamworld”, con una strofa decisamente impaziente di portarci verso un ritornello di notevole apertura melodica.

Purtroppo, si riscontrano alcuni passi falsi (“Someday When”, che con la sua sfiancante ripetitività potrà pur funzionare bene come singolo, ma non come traccia significativa nella discografia degli House Of Lords) ed una seconda parte del lavoro in cui si può identificare un certo manierismo, una classica deriva ‘80s che non porta a scrivere che “Run For Your Life”, “Hologram” e “Seven” siano brani malriusciti, ma questi brani presentano indubbiamente un lavoro di tastiera e delle soluzioni melodiche che sanno troppo di già sentito, e per questo scarsamente interessanti.

In definitiva, quindi, siamo lontani dal capolavoro che fu il precedente “Cartesian Dreams”, un album di vibrante energia e colore… Qui, piuttosto, è tutto più monocromatico e, forse, anche leggermente scuro – come perfettamente rappresentato dalla cover. Ciononostante, “Big Money” è un lavoro di assoluto pregio, che farà felicissimi i fan degli House Of Lords e che sarà ugualmente in grado di portare nuovi proseliti all’interno del regno musicale di James Christian e soci. Un graditissimo ritorno ed una non necessaria, ma sempre piacevole, conferma. Né più, né meno.



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