Dream Theater
A Dramatic Turn Of Events

2011, Roadrunner Records
Prog Metal

I Dream Theater sono tornati a fare musica progressive, e basta.
Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 13/09/11

L'attesa è terminata.


Un anno fa, uno dei fondatori, nonché batterista dei Dream Theater, Mike Portnoy, aveva annunciato, sconvolgendo fan ed addetti ai lavori, la propria dipartita dalla band più criticata od osannata nel panorama progressive. I componenti della band rimasti non hanno rinunciato a portare avanti la macchina mastodontica quali sono i Dream Theater ed è iniziata, in maniera spettacolosa e smaccatamente mediatica, la ricerca del sostituto di Portnoy, con tanto di documentario annesso. Nel frattempo, l'ex-batterista si prodigava in svariate dichiarazioni di ripensamento, di amore nei confronti della band, talvolta generando confusione nei fan, fino a ritrovarsi con la porta definitivamente chiusa in faccia. L'amarezza nei fiumi di parole spesi era tangibile ed evidente, fino a rasentare un certo parossismo. Finalmente le chiacchiere si sono in parte placate quando è arrivato il nome del sostituto: Mike Mangini. Ed è arrivato il titolo dell'album, "A Dramatic Turn Of Events".


La buona notizia, rigorosamente per chi scrive, è che la musica si è ripresa il ruolo di protagonista indiscussa, nel bene e nel male, tra i fiumi di parole spesi tra gli appassionati, che sono arrivati prevedibilmente a dividersi in fazioni pro o contro questa separazione drammatica. C'è chi accusa il batterista di aver snaturato il sound della band negli ultimi album con la sua personalità irruenta ed autoritaria, accogliendo la dipartita favorevolmente; gli altri hanno accusato la band di aver fatto fronte comune per togliere l'elemento scomodo, per poter andare avanti per la propria strada indisturbata.


Chi scrive pensa che tutto sommato, entrambe le parti abbiano detto qualcosa di parzialmente giusto e vi sarà chiaro il perché.


Dopo qualche ascolto di questo "A Dramatic Turn Of Events", un elemento fondamentale vi sarà lampante: i Dream Theater sono tornati a fare musica progressive, senza compromessi, senza influenze di questo o quel genere (non ci saranno pertanto brani discussi alla "Nightmare To Remember", o alla "The Dark Eternal Night", per fare un esempio). Senza eccessi o forzature. Si potrebbe pensare che la band abbia voluto omaggiare il proprio passato più glorioso, ed è una scelta che ha il proprio perché. Da un punto di vista strumentale e tecnico, il lavoro compiuto è sicuramente mastodontico: si pensi agli arrangiamenti, ai sintetizzatori, alla varietà di "sottofondo" proposta in "Six Degrees Of Inner Turbulence"; ai virtuosismi, in quest'album ben bilanciati, che rimandano all'ostico "Train Of Thought". Si prenda in esame anche l'osannato "Images And Words", per voler essere precisi fino in fondo. Ne consegue che quest'album non sia proprio di facile ascolto e questo sia chiaro sin da subito: tuttavia è un album di qualità e completo, finalmente. I Nostri hanno sfornato nove brani prolissi e complessi, facendo sfoggio di qualsiasi abilità e qualità tecnica, come se questo "A Dramatic Turn Of Events" rappresentasse la valvola di sfogo nei confronti degli eventi dell'ultimo anno. E' soprattutto un full-length che si può definire appartenente ai Dream Theater a tutti gli effetti: non manca la tecnica portata all'esasperazione di "Bridges In The Sky" o di "Outcry" e non manca la melodia più essenziale e semplice, ma emozionante, come in "Beneath The Surface" o "Far From Heaven".


Ci sarebbe anche da aggiungere che, molto probabilmente, tecnicamente quest'album è anche uno dei più difficili da suonare, non tanto per i numerosi cambi tempo, ma anche per le figure ritmiche proposte, specie alla batteria, che chiaramente è la grande novità dell'album. Il suono dello strumento di Mangini potrà spiazzare e risultare "posticcio": scelta del batterista, della band o del produttore, poco importa a questo punto. Quel che è certo è che nei primi ascolti risulterà evidente la differenza con i suoni della batteria di Portnoy. Le linee di batteria non sono state create e pensate dal sostituto, come potrete leggere nella nostra intervista, ma sono state ideate da John Petrucci: talvolta, lo stile sembrerà perfettamente aderente a quello dell'ex-componente, per la maggior parte del tempo assumerà un'identità propria, che contribuisce a rendere questo lavoro sicuramente differente dagli ultimi due o tre album. Un plauso va comunque al lavoro ed al talento di Mangini, che sicuramente emergerà in maniera più evidente sia in sede live, che in un eventuale prossimo disco.


Non fatevi ingannare dalla canzone più debole del lotto, proprio quella che apre l'album, "On The Backs Of Angels": passata quella, brani "Build Me Up, Break Me Down" sapranno darvi la carica giusta. E' in brani come questi che si riesce anche ad apprezzare il lavoro di arrangiamenti fatto da Jordan Rudess. Magniloquenti e solenni, a volte spettrali o semplicemente teatrali, essi sono presenti in ogni momento dell'album. Certo, a volte, come ben sanno gli ascoltatori dei Dream Theater, il talentuoso tastierista si fa prendere troppo la mano, come in "Beneath The Surface", con un intervento piuttosto superfluo o come in "Lost Not Forgotten". Tuttavia, in alcuni frangenti torna ad adoperare con gusto il semplice pianoforte, come nella dinamica e già citata "Lost Not Forgotten". In particolare in questo brano, si può apprezzare la vivacità di alcuni cambi tempo e l'abilità dei musicisti. Poi arrivano anche le sorprese con un'introduzione mistica ed inconsueta da parte de Nostri in "Bridges In The Sky": questa canzone in principio si chiamava "The Shaman's Trance" e risulta essere un brano particolarmente ambizioso ed intenso. "Breaking Of All Illusions" è un altro esempio di grinta e di energia da parte dei nostri particolarmente riuscito: la morbidezza delle linee vocali di James LaBrie lasciano spazio ad una parte strumentale decisamente funambolica, in un intrico di sintetizzatori, batteria, chitarra e basso. A proposito, è quantomai doveroso spendere qualche parola per il "silenzioso" John Myung, il bassista della band: lasciato un po' in disparte in fase compositiva (e di stesura dei testi) negli ultimi album, spiccava poco anche negli ultimi album dei Dream Theater a livello di produzione e di esaltazione del suo strumento. In "A Dramatic Turn Of Events" si può notare con una certa soddisfazione che il buon Myung abbia ritrovato il suo spazio e si senta con molta chiarezza in molti frangenti.


Non ultimo, al di là dell'elevato livello tecnico di quest'album, non mancano momenti molto melodici e toccanti: "Far From Heaven" e "Beneath The Surface" sono due esempi piuttosto lampanti, resi preziosi anche dalle azzeccate linee vocali di James LaBrie, morbide e carezzevoli. Questa volta, il buon vocalist, benché si possa criticare per gli urli un po' fuori luogo di "Build Me Up, Break Me Down", non deve sforzarsi di essere eccessivamente aggressivo o graffiante, come negli album precedenti, né deve scimmiottare alcun cantante particolarmente in voga (chi ha detto "Octavarium"?). Sicuramente, da questa dipartita, il canadese è uno di quelli che ha avuto da guadagnarci, potendo esprimersi più liberamente e scegliendo le linee vocali a lui più consone, tornando ad emozionare nella conclusiva e profonda "Beneath The Surface".


Questo lavoro, secondo la sottoscritta, non è stato facile da recensire, in quanto di carne al fuoco, come si suol dire, n'è stata messa molta. Non è stato facile da ascoltare, per la sua complessità, ma una cosa risulta evidente: questo "A Dramatic Turn Events" ha fatto tornare i Dream Theater verso una direzione a loro più congeniale. E' drammatico, anche nella sua accezione più "teatrale" del termine, è ricco, è complesso, ma emozionante ed estremamente ben fatto. E soprattutto, è un album progressive e basta.


In conclusione: non tutte le separazioni vengono per nuocere. Anche se, chi odiava la band prima, continuerà sulla propria strada. A chi piaceva la band in tutti i modi, continuerà ad apprezzarla pure in questo nuovo corso. Gli indecisi potrebbero sempre pensare di dare una possibilità a questo "A Dramatic Turn Of Events". Non ve ne pentirete.





01. On The Backs Of Angels
02. Build Me Up, Break Me Down
03. Lost Not Forgotten
04. This Is The Life
05. Bridges In The Sky
06. Outcry
07. Far From Heaven
08. Breaking All Illusions
09. Beneath The Surface

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