Incubus
If Not Now, When?

2011, Epic Records
Rock

Dopo cinque anni di silenzio tornano gli Incubus con un album non proprio entusiasmante...

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 10/08/11

Cinque anni di silenzio sono piuttosto lunghi, ed iniziano a far sentire tutto il proprio peso soprattutto quando già nell'ultimo album si potevano notare le prime crepe non tanto nella produzione, quanto nella natura stessa della composizione. Gli Incubus sono tornati in studio lo scorso anno per iniziare la lavorazione del successore di "Light Grenades", ma quei piccoli cambiamenti del 2006 nel frattempo sono divenuti più profondi. Una premessa simile non è di certo incoraggiante, tuttavia non deve essere fraintesa.


"If Not Now, When?": se non ora, quando cambiare? Quando poter sperimentare soluzioni che si possano discostare da quanto fatto per buona parte della carriera? I Nostri hanno virato prepotentemente verso melodie più confacenti al pop che al rock, confermando così di voler approfondire i numerosi spunti più melodici del precedente lavoro. E così la title track che apre l'album mostra un andamento assolutamente placido ed etereo, dove la voce di Brandon Boyd è protagonista indiscussa e dona al brano quel quid necessario per non renderla noiosa, la successiva "Promises Promises" è molto orecchiabile, la melodia s'innesta facilmente in testa (non a caso è stata scelta come singolo), mentre "Friends And Lovers" riprende le atmosfere eteree del primo brano della tracklist, anche se alla lunga potrebbe risultare un po' stancante.


Prima di trovare una chitarra elettrica bisogna aspettare "Thieves", la quale risulta tuttavia un po' ripetitiva, e le belle "The Original" e "Adolescents", le quali contengono alcuni dei migliori momenti dell'album. Quando arriva "Switchblade", ci si accorge che è anche l'unico brano che riallaccia in qualche modo dei legami con gli esordi crossover della band, se non altro nello stile più che nel sound.


L'energia e gli attimi esplosivi dei primi lavori, come si sarà intuito, sono lontani anni luce. Tuttavia, questo non deve essere visto necessariamente come difetto: una band ha il diritto di cambiare ed evolversi, a prescindere da quale strada intraprenderà. Gli Incubus non sono degli sprovveduti, sanno il fatto loro e la direzione che hanno deciso di seguire, ovvero sonorità più rilassate dove solo occasionalmente compare una parvenza di aggressività (apparente), non è poi del tutto sbagliata. "Isadore" è forse la canzone più rappresentativa sotto questo punto di vista, con le sue chitarre acustiche, la sei corde elettrica centellinata ed usata solo nei momenti opportuni ed il suo ottimo incedere: pur non esplodendo in maniera palese, rimane in mente molto facilmente e non stupirebbe vederla in veste di futuro singolo.


Il problema principale di "If Not Now, When?" risiede tuttavia nella mancanza di una compattezza di fondo e della presenza di brani un po' scialbi e poco coinvolgenti (l'inutile "Defiance" su tutti). Come già detto, canzoni valide ci sono, ma sono più potenziali singoli che veri e propri pezzi in grado di tenere assieme un album vero e proprio. Il processo di cambiamento non è ancora completato. Non per ora, almeno. La strada per il cambiamento è stata intrapresa e la si sta attraversando con gli ovvi imprevisti, ma il traguardo non è ancora prossimo. Non per ora, almeno.





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