Tori Amos
From The Choirgirl Hotel

1998, Atlantic Records
Indie

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 08/08/11

Il viaggio emozionale di Tori Amos continua nel quarto album, "From The Choirgirl Hotel", uno dei più coraggiosi della Rossa, ma allo stesso tempo uno dei più apertamente strazianti e drammatici, nonché uno dei più influenti della fine degli anni '90, parlando di cantautorato femminile.


Tutto parte dall'acqua, dal dolore, dalla solitudine. Chiariamo subito il significato di questo preambolo. L'acqua è l'origine della vita, dove tutto ha inizio. Il ventre di ogni madre in attesa di un figlio è ricco di liquido amniotico. Il feto è protetto nell'amnios, con amore, al di là di qualsiasi funzione immunologica o biochimica. Tori Amos ha affrontato il dolore della perdita di un bambino, anzi di due bambini, nel periodo che va dal termine del "Dew Drop Inn Tour" al tour successivo, quello del disco in esame, il "Plugged '98 Tour", scivolati via quand'erano appena percettibili. Nell'acqua la Nostra ha trovato conforto, rifugiandosi, esplorando ogni singolo angolo del suo dolore, riportando a riva nuove canzoni, che vogliono celebrare la forza creatrice della vita.


"So, although I couldn't create on a human level, I was able to create as a musician"


("Per quanto non fossi in grado di procreare da un punto di vista umano, ero in grado di creare come musicista")


All'ascoltatore è richiesto di avere fiducia, di non aver paura di immergersi nei flutti, per arrivare all'hotel dove risiedono le canzoni di Tori. Tuttavia, chiunque si avvicinerà all'ascolto di quest'album, compirà un viaggio separato, dove prima di tutto è importante acquisire fiducia in se stessi. Si richiede anche fiducia da un punto di vista musicale: non siamo più di fronte ad un album con solo il pianoforte e qualche sparuta apparizione di strumenti quali percussioni, chitarre o archi. Quella strada era già stata parzialmente abbandonata con "Boys For Pele" e in "From The Choirgirl Hotel" si può affermare che il distacco da quello stile è stato completato. Tori si avvale della collaborazione di una vera e propria band: Matt Chamberlain alla batteria, Jon Evans al basso, Steve Caton alla chitarra e altri musicisti che hanno collaborato di fatto solo sull'album. La rossa cantautrice oltre al suo amato Bösendorfer utilizza un Kürzweil, una tastiera che le consente di giocare moltissimo con i suoni, fino all'estrema sperimentazione dance di "Rasperry Swirl". Anche un nobile strumento come il pianoforte si può mettere a fare musica elettronica e con risultati notevoli.


"Spark" è la canzone più importante, secondo chi scrive, per potersi addentrare al meglio in questo mondo di fantasia, dove Tori si raccoglie in posizione fetale, a raccontare le sue paure ed i suoi tormenti. Le tastiere elettroniche e le percussioni ci accolgono in questo brano, dove la voce filtrata dell'americana cammina disperata, impotente di fronte all'accaduto. Una volta che porti la vita dentro di te, è impossibile tornare quella di prima. E quando questa vita viene portata via, rimangono solo la disperazione e l'obbligo di accettare quanto accaduto. Questo brano cresce, fino a quando la scintilla trova il giusto combustibile ed esplode, con un bellissimo bridge dove il pianoforte incontra perfettamente la band. E' un urlo di rabbia e di disperazione, che ritorna quieto al termine del brano. Consigliamo anche la visione del video del brano in questione, forse uno dei migliori confezionati da Tori Amos, perché può aiutare a capire il brano, da un punto di vista non solo musicale, ma anche simbolico.


Da qui, la porta dell'hotel si è aperta definitivamente e ci si può sentire liberi di vagare da una stanza all'altra, andando a trovare le canzoni in ordine sparso. Chi scrive si sente di proporre un itinerario totalmente soggettivo, evitando un pedante track by track, ma consigliando alcuni brani da ascoltare assolutamente.


"Cruel" è il lato oscuro, quello della rabbia di Tori. E' il lato che non trova mai spiegazioni. Il brano è elegante e sinuoso, come un serpente che striscia lentamente verso la sua vittima da stritolare nelle sue spire. La voce della Nostra si fa bassa, sensuale, in un accompagnamento tutto elettronico. E' un brano sincero, particolare, fatto di tinte rosso rubino, nero, verde cupo. "Black-Dove (January)" è in qualche modo collegata al brano precedentemente descritto: questa volta però, aprendo la porta della stanza, ci si trova davanti ad un paesaggio invernale, dove tutto è cristallizzato e pieno di neve. E troviamo un pianoforte che suona, ghiacciato, assieme a delle percussioni. La voce presente narra di questa ragazza, dei suoi incubi, delle sue paure, in maniera coraggiosa ed energica, come si può sentire nel bridge potente e tutto sommato frizzante, rappresentando la voglia di uscire da questi attimi di terrore. "iieee" e "She's Your Cocaine" sono due brani pieni di passione; quest'ultimo prende delle sonorità propriamente rock e la voce di Tori, adeguatamente filtrata ed effettata, rasenta la follia. Parla di dipendenza, ma anche della rabbia e della frustrazione di non potersi liberare mai di certi avvenimenti nella vita, perché sei tu a deciderli. "iieee" è sulla stessa linea, più sperimentale ancora, se vogliamo, con quell'inquietante "iieee, iieee, iieee..." ripetuto più e più volte, quasi come una nenia, o forse come un tranquillizzante.

Chi fosse desideroso di tornare a sentire stralci della cantautrice di "Little Earthquakes" o di "Under The Pink", con "Jackie's Strength" e "Northern Lad" potrà essere in qualche modo accontentato. Col senno di poi, "Jackie's Strength" può sembrare inadatta, naive, un po' zuccherosa in mezzo a tutta quell'elettronica e sperimentazione. Comunque sia, risulta essere un brano molto piacevole e gradevole, che coinvolge - come sempre - la nostra da un punto di vista emotivo: Tori Amos, in quel periodo, aveva sposato il suo tecnico del suono, Mark Hawley, trovando la pace da un punto di vista strettamente sentimentale. Eppure, in precedenza, più di una volta aveva dichiarato di non volersi sposare e con molta incredulità, mista a gioia, si era trovata ad accettare quella proposta di matrimonio. "Northern Lad" tratta invece di una perdita passata nelle relazioni della nostra. E' una delle migliori ballate scritte da Tori, autentica per il suo strazio ed il suo tormento, ma lucida nell'ammettere che quando una storia è finita, è finita. Non si può cercare di far suonare un pianoforte come una chitarra, è inutile cercare di forzare le cose più del dovuto. Sicuramente, questo è uno dei punti più alti dell'album.


Per concludere questa visita, è consigliato caldamente l'ascolto di "Playboy Mommy" e "Pandora's Aquarium". Il primo è straziante e pieno di risentimento, toccando ancora una volta gli aborti della cantautrice. Mestamente, Tori parla alla sua bambina (nelle interviste spiegherà che aveva perso una bambina ed aveva già deciso come chiamarla, Phoebe), chiedendole il perché non la volesse come madre, che cosa aveva che non andasse in lei. Un organetto malinconico lascia spazio ad un pianoforte ed al resto della band, che rimane più in sottofondo, dando il giusto spazio a Tori ed al suo strumento d'elezione. Tutte queste domande trovano parte delle risposte nella magnifica "Pandora's Aquarium". Ancora una volta, siamo pronti ad immergerci in un acquario misterioso. Qua il pianoforte elabora passaggi raffinati e squisiti, prima che le percussioni arrivino a fare compagnia a Tori. Il pianoforte suona libero, spensierato, come se esprimesse una certa soddisfazione nell'aver portato la sua musicista alla guarigione. La voce della Nostra si fa leggera, carezzevole, sempre più ariosa, come se raccontasse una storia brutta, finalmente lasciata alle spalle, con un acuto finale dolce e delicato.


"From The Choirgirl Hotel" è un album sicuramente più immediato rispetto al suo predecessore, tanto che i brani proposti come singoli ebbero ottimi piazzamenti nelle classifiche di tutto il mondo. Ma attenzione: mai bollare dei brani apparentemente più leggeri, meno impegnativi, come dei brani minori o meno importanti. Questo è l'album della maturità di Tori Amos, che come madre amorevole, dà vita a degli splendidi bambini, musicalmente parlando. Anche e soprattutto in termini di produzione, che qua raggiunge il punto più alto di tutta la carriera. E' un album in cui non bisogna in nessun modo fermarsi alla superficie, bisogna tuffarsi ed immergersi in esso, esplorarlo. Decisamente meno oscuro del suo predecessore, riesce però a collocarsi, secondo la sottoscritta, un gradino sopra di esso, in quanto più efficace nell'esprimere il dramma di un'artista complessa qual è Tori Amos.





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