Black Stone Cherry
Between The Devil And The Deep Blue Sea

2011, Roadrunner Records
Hard Rock

Hard Rock moderno e convincente per un gruppo tutto da ascoltare
Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 28/07/11

All'alba del decimo anniversario i Black Stone Cherry pubblicano il terzo album della loro carriera: “Between The Devil And The Deep Blue Sea” arriva dopo due lavori apprezzati da fan e critica, che hanno consentito alla formazione di Edmonton, Kentucky, di farsi conoscere e ammirare negli Stati Uniti e hanno permesso loro anche di sconfinare in Europa. Tutto ciò grazie ad un sound hard rock autentico, ricco di influenze tipicamente americane, come il southern rock, il blues ed il country, ma questa volta la band ha voluto pure strizzare l'occhio a sonorità in grado di raccogliere i favori delle grandi masse.

 

Sembra infatti chiaro il desiderio del gruppo di cercare di diventare più universale possibile; non un cambiamento radicale questo, ma un passo in una nuova direzione nel percorso artistico dei Black Stone Cherry. L'impronta dell'hard rock di estrazione sudista, alla Black Label Society per intenderci, c'è sempre e dimostra che il quartetto non ha perso la propria identità ed il proprio modo di fare musica. Ora però appare evidente una maggiore inclinazione a seguire le orme di formazioni come i Nickelback, capaci di diffondersi a macchia d'olio a livello globale grazie anche a brani di facile appeal e di sicuro successo radiofonico. “Between The Devil And The Deep Blue Sea” alterna canzoni pesanti ed aggressive come la tumultuosa opener “White Trash Millionaire” ad altre che iniziano con riff prepotenti ed interessanti e si addolciscono poi in ritornelli melodici fatti apposta per rimanere in testa come ad esempio “Killing Floor” e “Such A Shame”. La cosa che più si nota è però la massiccia presenza di lenti, accattivanti e piacevoli, certamente in grado di fare breccia nel cuore di molti nuovi fan: l'elenco è lungo e comprende “In My Blood”, “Won't Let Go”, “Like I Roll”, “Stay”, “All I'm Dreamin' Of” e “Fade Away” e seppur si tratti di buoni brani, il meglio che i Black Stone Cherry possono dare esce allo scoperto quando le chitarre si appesantiscono ed il metronomo aumenta i suoi battiti. Ecco che allora le tracce più riuscite dell'album rispondono al nome di “White Trash Millionaire”, già citata precedentemente, “Blame It On The Boom Boom”, travolgente e molto coinvolgente, e “Die For You”, dalle sonorità acide che richiamano il grunge.

 

“Between The Devil And The Deep Blue Sea” è sostanzialmente un buon album, gradevole da ascoltare, che scopre un nuovo lato dei Black Stone Cherry senza però far dimenticare le origini della band del Kentucky: southern rock e country scorrono sempre nelle loro vene e siamo certi che non abbandoneranno mai la loro musica.

 

Nota Del Redattore: è bene ricordare che “Staring At The Mirror”, “Fade Away” e “Die For You” sono bonus track contenute nella special edition dell'album, che inoltre presenta l'artwork in copertina nero e non bianco.





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