Slender Hopes
Slender Hopes

2011, Autoproduzione
Power Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 24/07/11

Gli Slender Hopes sono un interessante progetto nostrano nato dalla poliedrica mente di Simone Carnaghi (conosciuto da qualcuno magari per aver militato nei Pandaemonium). Il talentuoso musicista lombardo forte di una grandissima passione per la musica metal e predilizione verso il power più classico decide di mettere in piedi questo progetto, dapprima come solista, poi diventato duetto e infine dimensionato a vera e propria band per live.

L’omonimo album “Slender Hopes” è interamente autoprodotto (e onestamente si intuisce subito che la qualità sonora, per quanto di buonissima qualità, non potrà reggere il confronto con le costosissime produzioni delle band di grosso calibro. E ci mancherebbe altro…), arrangiato e scritto interamente dal nostro Simone, che si è anche preso l’onere e l’onore di registrare tutti gli strumenti (in sede live però si siede bello tronfio sul suo seggiolino della batteria). La parte più delicata e incisiva di un album, come si sa, rimane la parte vocale. Il compito è affidato a Giada Bernabè, cantate di provenienza blues e soul che con la sua calda, potente e squillante timbrica vocale ha donato grande profondità e contrasto all’album. Il disco consta di undici brani e ruota attorno a un concept di base molto semplice e diretto: “le vane speranze sono purtroppo sempre attorno a noi, l’importante è saper reagire e combattere come un guerriero (proprio come in “Warrior”) per far fronte e risolvere i problemi. Mai abbandonare!”.

Musicalmente il platter riprende il filone power/heavy di anni novanta (la predilezione di Simone per i Blind Guardian non è un segreto), viene elaborato fino a renderlo più particolare personale. Diversi spunti sono molto interessanti, come l’opener “Fly To The Rainbow” e l’aggressiva “Human Beast” dove tra egregie prove canore di Giada si fanno spazio ottimi assoli e riff di chitarra. Il basso, relegato leggermente in secondo piano, è forse un pochetto troppo in disparte e lascia una sensazione di percettibile vuoto nelle canzoni (difetti facilmente correggibili in sede live ovviamente). Anche la batteria soffre un pochino dell’effetto “autoproduzione”, non è potente e piena come mi sarei aspettato ma compie a dovere il suo sporco e rozzo lavoro di motore. “Hellbound” e “The Long Path To Salvation” rientrano tra la mie canzoni preferite: velocità, tecnica, potenza e carisma descrivono perfettamente questi brani che però fanno da contraltare a tracce non riuscitissime come “It Will Last” e “Travelling Through Hell”. C’è spazio anche per due brani più calmi e riflessivi come la soave “A Dream In My Heart” e la candida “Tale Of A Slave”. Insomma, come nella buona tradizione Power, c’è di tutto e per tutti i gusti. Punto di forza dell’album rimangono i ritornelli molto godibili e veramente orecchiabili e i buonissimi assoli di chitarra di Simone che danno ariosità e varietà alle canzoni.

In conclusione mi sento proprio di consigliare l’album a tutti gli appassionati del genere, ma anche a coloro che si definiscono cultori della musica. È anche grazie a idee e progetti come quello di simone che la musica può andare avanti e non rimanere soffocata dalla marea di spazzatura che oggi inonda il mercato musicale rock, metal e non.




01. The Curse Of Dr. Psycho (Instrumental)
02. Flying To The Rainbow     
03. Travelling Through Hell      
04. It Will Last     
05. Human Beast     
06. A Dream In My Heart     
07. Slender Hopes     
08. Warrior     
09. The Long Path To Salvation      
10. Tale Of A Slave
11. Hellbound

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