One Dimensional Man
A Better Man

2011, La Tempesta Dischi
Alternative Rock

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 08/07/11

Sette anni son passati dall'ultima fatica discografica dei One Dimenisonal Man, sette anni durante i quali è avvenuta la nascita e l'ascesa de Il Teatro Degli Orrori, la creatura di Pierpaolo Capovilla probabilmente più nota alle generazioni più recenti di ascoltatori. A distanza di sette anni, forse anche per cavalcare l'onda del successo e di visibilità ottenuta con il gruppo di “A Sangue Freddo” e “Dell'Impero Delle Tenebre”, Capovilla torna ad impugnare il basso e richiama a sé lo storico chitarrista Giulio Favero per dar nuovo lustro al loro progetto musicale originario e di far scoprire l'irruenza e gli schiaffi sonori a chi si era magari perso quel piccolo gioiello dell'underground italiano di fine anni Novanta a causa della troppo giovane età.


A Better Man”. L'uomo unidimensionale si scopre un essere migliore. Forse. Di certo, è un uomo che ora indossa abiti nuovi che tuttavia in qualche dettaglio ricordano il vecchio stile , ha un modo di fare e d'essere apparentemente diversi, ma che delineano comunque non un distacco feroce da quel che fu, bensì la sua naturale evoluzione. La creatura di Pierpaolo, Giulio e del nuovo arrivato Luca Bottigliero è ancora capace di picchiare con forza, di stordire, disorientare e tirare cazzotti in pieno stomaco, l'abrasivo vigore ancora una volta colpisce, magari con meno irruenza d'un tempo: “A Measure Of My Breath” e “This Crazy” sono malate e cariche, ma l'assalto repentino e violento lascia spazio a colpi un po' più cadenzati, leggermente più lenti ma non per questo meno possenti, solo in qualche fugace momento si intravede l'irruenza d'un tempo sotto nuove vesti (le gemelle “The Wine That I Drink” e “Ever Smile Again”). Dove non può la potenza, interviene l'atmosfera delirante e deleteria di brani come “This Hungry Beast”.


L'uomo da una sola dimensione è come un pugile fiero che tuttavia deve fare i conti coi tempi che cambiano: imbolsito, non più agile come una volta, ma che ha ancora fierezza, dignità, carattere, una potenza esplosiva nei colpi non più repentini, ma che comunque fanno ancora male, tanto male. La band sa dove e quando sferrare i pugni decisivi, gioca d'esperienza e al contempo adotta soluzioni che permettono di mantener vivo l'interesse (“Face On Breast” è ricca di spunti elettronici, suoni anche industriali se vogliamo, dove la voce sommessa di Capovilla quasi pare annegare).


La chiave di volta per poter apprezzare appieno il ritorno dei One Dimensional Man è sgomberare la mente da qualsiasi aspettativa: chi attendeva un ritorno alle sonorità e alle soluzioni di “You Kill Me”, un ricongiungimento con l'assalto sonoro di quegli anni, andrà in contro ad una buona dose di delusione. “A Better Man” è il naturale evolversi di un cammino già intrapreso sette anni prima con “Take Me Away”: l'abrasivo assalto sonoro è ancora presente, ma vi è una ricerca per la melodia più marcata, soluzioni che non necessariamente cercano e trovano l'aggressività incondizionata,  come nel caso della conclusiva “This Strange Disease”, dove la semplice presenza di fisarmonica e chitarre acustiche riesce a creare un'atmosfera onirica e straniante stupefacente. Chi invece, tra le nuove leve si aspettava un disco simile alla produzione de Il Teatro Degli Orrori, si troverà dinanzi ad un lavoro assolutamente differente, e per questo disorientante, almeno all'inizio.


“A Better Man” non è un lavoro migliore rispetto alla passata produzione, ma non è nemmeno un passo falso, assolutamente. Semplicemente, è diverso, com'è giusto che sia. A distanza di anni una persona non può continuare ad indossare gli stessi abiti, ha la necessità di cambiare, ed in questo caso il cambiamento è avvenuto in maniera assolutamente egregia.





01. A Better Man
02. Fly
03. A Measure Of My Breath
04. This Crazy
05. This Hungry Beast
06. The Wine That I Drink
07. Ever Smile Again
08. Ever Sad
09. Too Much
10. Face On Breast
11. This Strange Disease

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