Vasco Rossi
Vivere O Niente

2011, EMI
Rock

Vasco Rossi torna con un album di inediti. "Io sono ancora qua", ma non tutto va come dovrebbe...
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 29/03/11

Decenni di successi. Migliaia di fan che anno dopo anno, ancora, continuano ad aumentare. Album e canzoni che puntualmente diventano grandi successi commerciali. Oltre 30 anni di carriera, oltre 30 anni sui palchi di tutta Italia, una vita piena di soddisfazioni. “Vivere O Niente” esce a tre anni di distanza da “Il Mondo Che Vorrei”, e si annuncia come un nuovo, ennesimo successo. Come sempre. Come da anni avviene per qualsiasi prodotto marchiato Vasco Rossi. Come ogni volta da una decade a questa parte, però, il prevedibile successo è accompagnato da una qualità di fondo non esattamente eccellente.

Il rocker di Zocca dice di voler fuggire dai soliti clichè, dalle restrizioni e da chi vuole farlo tacere, ma nonostante queste dichiarazioni, il canovaccio è grossomodo sempre lo stesso: melodie molto orecchiabili e testi il più delle volte banali permeano in parte anche questo album. Ne è esempio “Starò Meglio Di Così”, solita, prevedibile ballad dove un testo frammentario e terribilmente scontato è supportato da una buona melodia molto orecchiabile che ricorda abbastanza i lavori degli anni Novanta. Un discorso simile può esser applicato anche a “Dici Che” e all'opener "Vivere Non È Facile", anche se in questi casi la situazione è per certi versi migliore, soprattutto riguardo il brano d'apertura: caratterizzata da un testo piuttosto organico e non frazionato per gli standard dell'ultimo Vasco, dal punto di vista degli arrangiamenti è tuttavia la solita canzone che si ravviva verso metà dell'opera per poi tornare pacata e pacifica alla fine. Orecchiabile, non originalissima, ma piacerà a tutti.

Il disco non è composto solo da pezzi lenti, ed ecco quindi “Sei Pazza Di Me”, molto coinvolgente (anche se il testo poteva essere rivisto e migliorato un poco) e con riconoscibili influenze Ac/Dc, e “Non Sei Quella Che Eri”, la quale in un'ipotetica scaletta live starebbe bene accanto a brani come "Delusa", almeno per l'appeal musicale. Sinceramente divertente “Maledetta Ragione”: invasa da venature blues, è forse l'episodio che per ironia, modo di cantare, arrangiamenti e bontà intrinseca più si avvicina ai momenti migliori della carriera di Vasco, cosa che invece non si può dire di “Mary Luise”: anche in questo caso siamo di fronte ad un rock - blues coinvolgente, ma ascoltare un testo del genere da un cinquantanovenne mette un poco a disagio: d'accordo l'ironia, d'accordo il voler rivolgersi ed immedesimarsi nei giovani, ma il risultato è quantomeno “straniante”.

La sensazione che si percepisce quando l'ascolto dell'album volge al termine è molto particolare: da un lato, si è stufi di ascoltare ancora una volta le solite soluzioni trite e ritrite, i soliti testi sconclusionati e sconnessi (il singolo “Eh Già”, con i suoi “più su, più giù” di riempimento ripetuti fino alla nausea) cui Vasco ci sta abituando da troppo tempo ormai, e si è spazientiti per alcuni aspetti: “Manifesto Futurista Della Nuova Umanità” ha dalla sua un bel testo, molto ironico e pungente come poche volte si è sentito negli ultimi lavori del rocker, ma è un po' irritante accorgersi che gli arrangiamenti incalzanti e trascinanti in molti punti ricordano “Holiday” dei Green Day, apportando giusto qualche modifica, ma l'incedere generale è pressoché identico. Dall'altro lato, però, si è piacevolmente sorpresi e soddisfatti dall'ascolto di brani davvero belli come la title track, più oscura e meno ottimista rispetto alle altre composizioni, un po' come accadde a suo tempo a “Il Mondo Che Vorrei”, o come “L'Aquilone” (nulla di speciale di per sé, ma nonostante gli “Eh” ed i soliti versetti riempitivi  non risulta stucchevole, e l'auto-citazione di “Vado Al Massimo” è stata implementata molto bene).

Non è semplice farsi un'idea globale di “Vivere o Niente” a causa dell'altalenante qualità che è in esso. Verrebbe da chiedersi se il Blasco non cominciasse ad adottare un metodo e delle tempistiche diverse per la composizione degli album. Abbiamo appurato da anni che far uscire un disco, rimanere per oltre due anni in tour e poi buttarsi subito dentro uno studio di registrazione non porta a risultati omogenei, incidendo per di più sulla qualità generale. Forse, con maggiore calma, con tempi che intercorrono tra tour e disco successivo più dilatati, Vasco avrebbe più tempo per pensare, scrivere, ricontrollare, correggere, ripensare e controllare di nuovo le sue composizioni. Non è concepibile né ammissibile che un artista dalla carriera pluritrentennale  dia spazio nello stesso disco a “Eh... Già” e “Vivere O Niente”, la simpatica “Prendi La Strada” nella versione che conclude l'album e la fuori luogo “Mary Luise”,  canzoni agli antipodi qualitativi le une dalle altre.


In queste parole non c'è nessuna cattiveria sterile. Semplicemente, si vuole sottolineare come le tempistiche ed i ritmi che si possono sostenere a 30 o 40 anni non sono gli stessi che può reggere un cantante sulla soglia dei 60. Un'opera di un artista del calibro di Vasco Rossi dovrebbe contenere solo pochi passi falsi, poche sbavature in un contesto globalmente buono e soddisfacente, mentre da anni siamo dinanzi alla situazione diametralmente opposta, live esclusi: mediocrità generale, interrotta da pochi sprazzi di obiettiva bontà compositiva. Purtroppo anche “Vivere O Niente” continua su questa strada, nonostante (pochi) episodi davvero buoni e soddisfacenti.





01. Vivere Non È Facile
02. Manifesto Futurista Della Nuova Umanità
03. Starò Meglio Di Così
04. Prendi La Strada
05. Dici Che
06. Eh... Già
07. Sei Pazza Di Me
08. Vivere O Niente
09. L’aquilone
10. Non Sei Quella Che Eri
11. Stammi Vicino
12. Maledetta Ragione
13. Mary Luise (Feat. Speakeasy Studio) [Bonus Track]
14. Prendi La Strada (Feat. Speakeasy Studio) [Bonus Track]

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