Whitesnake
Forevermore

2011, Frontiers Records
Hard Rock

Classe ed eleganza, potenza e precisione, in una parola sola: Whitesnake
Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 22/03/11

Quando l'hard rock incontra i Whitesnake la musica diventa poesia pura. La creatura a immagine e somiglianza di David Coverdale non è una band qualunque e ascoltarne un qualsiasi CD ne è la controprova. Di certo non fa eccezione nemmeno l'ultimissima opera del Serpente Bianco, “Forevermore”, undicesimo full-length di una carriera da oscar.

La prima cosa che colpisce è quanto le canzoni siano suonate bene, con una classe infinita ed una precisione che appare come qualcosa di molto vicino alla perfezione. Ancor prima della sostanza, è la forma a calamitare l'attenzione, con un Coverdale, che, come il vino, più invecchia e più migliora e con i due chitarristi, Reb Beach e Doug Aldrich, protagonisti di una prestazione da capogiro sia dal punto di vista solista, sia da quello ritmico: “Forevermore” sarebbe da presentare come esempio di cosa significhi saper suonare hard rock con gli attributi, con eleganza e potenza al tempo stesso. L'impronta lasciata da Aldrich è profonda e pesante e il suo stile inconfondibile (conoscete i suoi Burning Rain?) fa prendere una piega decisamente funky a tutto l'album. Per quanto concerne il contenuto, la prima parte del disco è composta da buoni brani, che però non hanno la stretta fatale a cui il serpente ci ha abituato: se escludiamo “Steal Your Heart Away” e parzialmente “Easier Said Than Done” parliamo di canzoni piacevoli e accattivanti, ma destinate a non lasciare il segno a lungo termine, o comunque questa è l'impressione. Discorso antitetico invece per la seconda metà dell'album, in cui si susseguono un ottimo pezzo dietro l'altro e il morso dei Whitesnake torna ad essere letale: non lasciano così scampo “Love And Treat Me Right” e “Dogs In The Street”, divertenti ed incisivi brani di hard rock cristallino, così come “Whipping Boy Blues”, autentico inno al rock-blues, genere nel quale vanno ricercate le origini della formazione britannica. Il vero e proprio cardine del CD è l'incontenibile “My Evil Ways”, dai riff irresistibili, dalle ritmiche frenetiche e travolgenti e soprattutto dal futuro assicurato. Spendere altre parole sulla capacità di rendere unica ogni canzone, facendola suonare diversamente da come la eseguirebbe una qualsiasi altra band, è superfluo e basta aggiungere che tra i momenti da incorniciare di “Forevermore” vi sono anche due lenti semplicemente “alla Whitesnake”: si tratta della title-track e di “Fare Thee Well”, entrambi splendidi, estremamente intensi ed ipnotici.

Ad un paio di mesi di distanza dalla pubblicazione di “What If...”, fresca ultima opera dei Mr. Big, i Whitesnake rispondono con un album altrettanto bello, di livello assoluto, dimostrando che per l'hard rock, finchè saranno in circolazione band come loro, non c'è nulla da temere. E non solo, gli anni passano, i gruppi pure, ma la musica rimane e quella dei Whitesnake vivrà in eterno, anzi, forevermore.



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