Infinity Overture
The Infinite Overture Pt. 1

2011, Lion Music
Power Metal

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 13/03/11

Tante volte è la singola persona, con le sue capacità notevoli e fuori dalla norma, a fare la differenza in una squadra, che sia una band, un team di lavoro. Così si suppone, ma la sottoscritta è dell'avviso che il "fuoriclasse" riesce a mettersi in luce grazie anche al lavoro fatto dagli altri membri del gruppo. Se le fondamenta non sono buone, è ovvio che l'intero lavoro va sprecato, o comunque rischia di essere inaspettatamente deludente.


Spero che i lettori possano perdonare quest'introduzione apparentemente fuori luogo, ma credetemi che non lo è: questi Infinity Overture in questo "The Infinity Overture Pt.1" hanno buttato all'aria una grande occasione, pur avendo chiamato molti ospiti a partecipare a questo disco. Quello che poteva essere un lavoro bombastico, convincente e ricco di pathos sul modello musical americano, o se preferite da megaproduzione hollywoodiana, si è rivelato un lavoro insipido, che lascia sostanzialmente il tempo che trova. Sicuramente l'ambizione non deve mai mancare e questo disco in potenza ne ha tanta: tuttavia un antico adagio recita che il troppo stroppia. Atmosfere prese in prestito da Kamelot ed Epica, quest'ultimi vengono particolarmente chiamati in causa anche perché la cantante Amanda Somerville ha partecipato a questo progetto danese, oltre alle sue innumerevoli collaborazioni con la band olandese e quella americana. Anche la cantante principale del gruppo, Kimmie Tenna Nielsen si difende estremamente bene nel confronto con la bravissima Amanda, emozionando come solo nelle ballate è possibile fare, come in "Angels" o "Darkness Of Mind". Non manca anche la collaborazione illustre del nostro Fabio Lione nel primo brano "The Hunger". Ad ogni modo, non basta neppure la produzione estremamente curata e levigata di Sascha Paeth, onnipresente ed una vera garanzia quando si parla di produzione di dischi in ambito metal.


Nonostante il buon avvio del full-length, subito dopo un paio di brani, subentra la ripetitività ed una certa pesantezza - e non viene nemmeno in soccorso lo stile chitarristico del buon mastermind Niels Veyljt, che ricorda il virtuosismo di Yngwie Malmsteen ed il suo sconfinare nel barocco. Diciamo che non è proprio lo stile azzeccato per una sorta di "metal opera". A mio avviso, poi, andrebbero rivisti i growl, anche degli ospiti presenti, come Simon Holm e Hjalte Sejr Bertelsen. Insomma, tante idee, ma messe un po' alla rinfusa, nel tentativo di creare una trama convincente ed appassionante. Quasi dispiace dire che l'esperimento sia riuscito poco bene.


Non c'è null'altro da aggiungere, se non che di opere di questo genere ne esistono di migliore fattura (inutile coinvolgere dei geni come Arjen Lucassen ed il suo Ayreon, il recente Star One, per non parlare di Tobias Sammet e la sua opera magna che prende il nome di Avantasia). Ma non disperi la band danese, c'è tutto il tempo per migliorare.





01. The Hunger
02. The Stand
03. Angels
04. Evernight
05. Secrets
06. Back From The Past
07. Smoke And Mirrors
08. The Infinite Overture pt. 1
09. Darkness Of Mind

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