Hell In The Club
Let The Games Begin

2011, Red Pony Records
Hard Rock

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 29/01/11

Gli Hell In The Club sono una band di recente creazione, nata dalla fusione tra membri di due tra le più prestigiose e famose band metal italiane, sto parlando di Elvenking e Secret Sphere. L’idea di creare un gruppo che suonasse dell’ottima musica hard rock è di Andy (al secolo Andrea Buratto), bassista dei piemontesi Secret Sphere, il quale covava da moltissimo tempo questo sogno; ora, con l’esperienza maturata in anni di attività e le numerose conoscenze acquisite, la realizzazione è divenuta possibile. Per far ciò ha richiamato attorno a sé tre abili musicisti e soprattutto amici: Andrea Piccardi alla chitarra, il compagno di mille battaglie Fede alla batteria (anche lui nei Secret Sphere) e infine Dave degli Elvenking alla voce. La baldanzosa compagine è stata, almeno nel mio caso, origine di estrema curiosità, volevo proprio sentire e tastare con mano la proposta dei ragazzi. Possiamo tranquillamente affermare che, almeno sulla carta, gli Hell In The Club sanno vendersi bene.

Il disco, intitolato “Let The Games Begin”, è una commistione di rock, hard rock, glam e chi più ne ha, più ne metta. Le influenze della band sono molteplici e palesi, si parte dai Motley Crue, passando per gli Skid Row per giungere ai Van Halen. I ragazzi non fanno nulla per nasconderlo, anzi, ci giocano sopra, riuscendo a instillarsi in quella sottile linea di confine che c’è tra il rock, l’hard rock e l’AOR. Musicalmente il disco è valido, sebbene manchino la continuità e la presa sull’ascoltatore; le tracce, a parte alcuni casi, tendono un pochino troppo a ripetersi (non mi riferisco ad un becero copia-incolla, ma a una sensazione di dejà-vù che mi ha colto più volte durante l’ascolto e chi mi ha fatto pensare “ma non ho già sentito questa canzone?”). Le strutture delle tracce tendono al classicismo e il songwriting è altalenante ma mai scadente, le sezioni ritmiche accompagnano la splendida voce di Dave (a proposito, ero molto curioso di sentire Dave alle prese con brani differenti dal folk made in Elvenking - una piacevolissima e graditissima scoperta), la produzione è di ottimo livello ed alcuni brani di assoluta bellezza come “Rock Down This Place”, la commovente “Star” o “Since You’re Not Here” ne danno conferma e valgono da soli l’acquisto del disco.

“Let The Games Begin” non sconvolgerà il mondo hard rock, non entrerà nel gotha della musica, ma solo per il fatto di essere un buon prodotto, per di più totalmente italiano, va supportato senza remore, così alla stregua di come fate per i gruppi ben più blasonati da cui i nostri ragazzotti traggono ispirazione. Che i giochi abbiano inizio.



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