Magnum
The Visitation

2011, SPV
AOR

I Magnum confezionano uno dei loro album più riusciti negli ultimi anni
Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 07/01/11

Una manciata di brani convincenti è proprio quello che ci voleva per iniziare il nuovo anno sotto il segno del rock. Aor per l’esattezza, rock adulto, che nel caso dei Magnum guarda nello specchietto retrovisore grazie ai quasi quarant’anni di attività e di esperienza che il gruppo inglese ben conserva. Dieci tracce e nemmeno un riempitivo, appoggiate su una produzione moderna ma non troppo, e addolcite da suoni deliziosi, mai ingombranti, una formula rifinita e opportunamente oliata dopo gli ultimi “Into The Valley Of Moonking” (2009) e “Princess Alice And The Broken Arrow” (2007).


A dire il vero, "The Visitation" è un disco largamente superiore ai più recenti di casa Magnum: maturo, essenziale nella forma, costruito a dovere. I signori di Birmingham, con a capo l’accoppiata Tony Clarkin e Bob Catley, realizzano un album le cui sonorità sono in linea con quanto proposto lungo il percorso e, grazie a Dio, non si intestardiscono ricercando il nuovo “On A Storyteller’s Night”, capolavoro dell’ottantacinque. La storia è storia, quella non si cancella. "The Visitation" è un’opera tutt’altro che banale, il cui unico dubbio è dato dalle ritmiche un po’ ripetitive, difetto che svanisce dinnanzi a un così spiccato senso armonico. Nell’ora abbondante a disposizione c’è tutto il campionario che li ha resi celebri, ripulito e aggiornato, con grandi orchestrazioni che raccolgono altrettanto grandi melodie. L’ascolto non è per nulla impegnativo; crogiolarsi sulle ballate in Avantasia style è un piacere più unico che raro, e quando si decide che la chitarra elettrica di Clarkin debba salire in cattedra il rock dei Magnum, un po’ Survivor e un po’ Pride Of Lions, torna a risplendere senza smarrire mezzo millimetro di spessore.


Disco intenso e delicato che ha la capacità di fare breccia nei cuori degli amanti del genere, acquisto consigliato, se non obbligatorio visti i tempi di recessione economica e artistica. E una volta tanto che il piatto contiene poco fumo e tanto arrosto… bisogna approfittarne.





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