Satyricon
The Shadowthrone

1994, Moonfog Productions
Black Metal

Recensione di Lorenzo Brignoli - Pubblicata in data: 27/12/10

Altri tempi, gli anni d’oro del black metal, dove praticamente ogni mese veniva pubblicato un disco seminale, destinato a entrare nella storia; ovviamente “The Shadowthrone” dei celeberrimi Satyricon non fa eccezione, e viene spontaneo purtroppo pensare ai giorni nostri dove per trovare un disco degno di nota in questo genere (ma non solo in realtà) si deve fare molta fatica.

Nel pieno di una fase di grande ispirazione compositiva i norvegesi ci regalano dunque questa seconda perla della loro discografia, figlia delle atmosfere oscure del folgorante debutto e di una maturità artistica sempre più sviluppata: la rabbia e la disperazione sfogate in “Dark Medieval Times” si evolvono infatti in atmosfere ancora più decadenti e sinistre. Quello che infatti caratterizza forse più d’ogni altra cosa “The Shadowthrone” rispetto a tutte le altre composizioni dei Satyricon è l’aria malinconica che permea da ogni sua traccia, come se trasudasse quella voglia di “rivalsa nordica” che spesso ha fatto da ispirazione per gran parte delle band scandinave. Il riffing è più studiato e meno furioso che nel predecessore, è volto più a cercare di richiamare i tempi della dominazione vichinga piuttosto che a sfogare una rabbia repressa ed in questo modo i norvegesi riescono a conservare la propria componente folk, seppur senza gli inserti acustici che avevano caratterizzato il predecessore.

In generale quindi ci troviamo davanti ad un disco ancora più completo di “Dark Medieval Times”, con cui i Satyricon dimostrano di avere diverse frecce nel proprio arco, non limitandosi quindi allo stereotipo della black metal band e a scimmiottare gli amici DarkThrone, ma aprendosi a nuovi orizzonti, come del resto faranno in tutta la loro carriera. Ascoltando il disco si passa così dall’ira funesta che apre “Hvite Krists Død” ai riff folkeggianti della fantastica “In the Mist by the Hills”, ai cori evocativi di “Vikingland”, all’epicità di “Dominions of Satyricon”, seconda solo alla famigerata “Mother North” per rappresentatività nella discografia degli scandinavi, fino alla malinconia conclusiva di “The King of the Shadowthrone” e della strumentale “I En Svart Kiste”, il miglior commiato che Satyr e Frost, per l’occasione coadiuvati da Samoth degli Emperor al basso, potessero dare ai propri fans.

Una variabilità che è difficile trovare in altri album di questo genere e che forse poche band potevano vantare; i Satyricon con questo platter esprimono tutto il proprio potenziale e danno così vita ad un capolavoro dove tutti i sentimenti che il black metal è solito evocare, come rabbia, malinconia, disperazione si fondono alla perfezione. Tutto questo senza dimenticare di tributare la madrepatria nei testi e in un riffing a dir poco ispirato. Per tutto questo mi sento di ritenere “The Shadowthrone” uno dei lavori più completi di tutto il genere, una pietra miliare dello stesso e tappa obbligata per chiunque voglia approfondirne la conoscenza.





01.Hvite Krists Død

02.In the Mist by the Hills

03.Woods to Eternity

04.Vikingland

05.Dominions of Satyricon

06.The King of the Shadowthrone

07.I En Svart Kiste

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