A Perfect Circle
Thirteenth Step

2003, Virgin Records
Alternative Rock

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 13/12/10

Recensione a cura di Alekos Capelli

 

Il super gruppo alternative rock A Perfect Circle, dopo aver sfornato quell’autentico capolavoro che risponde al nome di "Mer De Noms", nella torrida estate del 2003 pubblica il secondo capitolo della propria preziosa, per qualità e rarità, discografia: "Thirteenth Step", lavoro che conferma pienamente la grandezza e l’importanza del progetto, e fuga da subito ogni timore sullo stato di forma della band.

Sebbene la formazione, che sin dall’inizio deve districarsi con gli impegni dei menbri con le rispettive band d’origine, abbia subito un notevole rimpasto, sostituendo Paz Lenchantin e Troy van Leeuwen con Jeordie White (il Twiggy Ramirez di Manson) e James Iha (Smashing Pumpinks), lo spettro sonoro e il bacino a cui attinge rimangono immutati, ovvero la parte meno ovvia del rock a stelle e strisce, quella frangia indipendente e sperimentatrice che è, in fondo, il motore stesso di ogni scena musicale. Data l’ampia risonanza e il vasto successo della loro opera prima, ripetersi allo stesso livello, ribadendo il proprio valore in mancanza dell’elemento sorpresa, non era cosa scontata, ma gli A Perfect Circle riescono perfettamente nell’intento, mettendo insieme un lotto di canzoni che convincono, riuscendo a essere al contempo fedeli al proprio marchio di fabbrica e in grado di proseguire il discorso di ricerca stilistica.

Complessivamente i toni sui quali si muove "Thirteenth Step" sono più bui e oscuri del recente passato, e già la lunga opener "The Package" chiarisce all’ascoltatore che si trova in un territorio di confine, popolato da strane ombre, suoni obliqui, pensieri contorti. Strutturalmente si tratta di un lavoro meno guitar-oriented e Billy Howerdel si concentra quindi su una composizione meno direttamente rock. L’immediatezza e l’impatto di brani come "Judith", o "The Hollow", vengono qui in parte accantonati, per enfatizzare l’impianto melodico della sezione strumentale, con un grande lavoro sulle partiture di chitarra e sugli accompagnamenti accessori (archi, synth, percussioni, piano). Vi è un deciso aumento della complessità e della stratificazione dei suoni, che fanno di "Thirteenth Step" un lavoro di più lenta assimilazione, ricco di sfumature e accenti che in "Mer de Noms" erano solamente accennati. Come sempre la performance di Maynard James Keenan è qualcosa di semplicemente unico, quasi ipnotizzante nella sua intensità, in grado di evocare ogni tipo di atmosfera, e di descrivere l’evanescenza e la potenza delle sensazioni attraverso l’espressività della propria voce, capace di andare dalla rabbiosa aggressività di "Pet" alla soavità di "The Nurse Who Loved Me" (cover dei Failure, che anticipa le intenzioni di "eMOTIVe"), passando per la perfezione rock-pop di "Weak and Powerless". Davvero l’arma in più della band, in mancanza del quale, obiettivamente, le medesime canzoni perderebbero molto appeal. Il crescendo di "The Noose", l’incedere esoterico di "Vanishing" e il percorso catartico di "Gravity" sono solo alcuni degli elementi attorno ai quali il gruppo condensa e costruisce la grandiosità di quest’album, in cui è percepibile lo sforzo per oltrepassare il sound da essi strutturato in precedenza.

Un lavoro che concede davvero poco al mainstream, e che si concentra sulla realizzazione di un quadro sonoro che vive e respira come un organismo autonomo, complesso, dotato di una personalità unica, e per questo difficilmente paragonabile ad altri album. Con questo lavoro si sancisce sicuramente la centralità degli A Perfect Circle nel panorama alternative rock contemporaneo, chiarendone l’essenza non casuale ed estemporanea attraverso una tensione evolutiva, concettuale e artistica non comune.





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