Joe Satriani
Black Swans and Wormhole Wizards

2010, Epic Records
Rock

Il grande ritorno di un signore della musica
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 11/12/10

Oltre vent'anni di carriera, tredici full-length all'attivo, svariate collaborazioni, uno dei musicisti più influenti degli ultimi decenni, uno dei più rispettati e unanimemente apprezzati. Difficile aggiungere qualcosa di nuovo su un personaggio come Joe Satriani, autentico fuoriclasse delle sei corde e maestro di gente come Steve Vai, Kirk Hammett (Metallica), Alex Skolnick (Testament), Larry LaLonde (Primus) e tanti altri.

Un signore della musica che ritorna a due anni di distanza con un nuovo lavoro, "Black Swans and Wormhole Wizards", un disco nel più classico stile dei guitar heroes, ovvero album interamente strumentale. Se questo potrebbe spaventare i meno avvezzi o chi volesse avvicinarsi a questa tipologia di registrazioni, sappiamo bene quanto sia determinante l'uso della voce, bisogna subito dire che Satriani è forse il miglior punto di partenza per poter cominciare ad apprezzare oltre cinquanta minuta di sola musica, senza correre il rischio di perdere il filo e la pazienza. Caratteristica dello stile di Joe è infatti quella di non strafare mai, di cercare sempre la maggior “musicalità” possibile, un autentico campione della “misura”, nel tessere strutture che possano essere facilmente capite e apprezzate, senza dover essere dei patiti a tutti i costi i dei tecnici della chitarra.

Un misura in cui vengono riversate tonnellate di classe e raffinatezze ovviamente, in cui ogni nota assume un preciso significato, ogni stacco è magnificamente congeniato, facendo cantare la chitarra con il suo caratteristico gusto melodico e lanciandosi solo a tratti in assoli funambolici ma mai fini a se stessi, sempre ben inseriti nel contesto dei brani. "Black Swans and Wormhole Wizards" ci dona un Satriani davvero in forma, ispirato, che come al solito cesella una tracklist variegata, attraversando diversi stili ed influenze, mantenendo comunque una fortissima identità. Che siano cavalcate rock o delicati tocchi jazz, Satriani riesce sempre a dare la sua inconfondibile impronta. Una varietà che dona ulteriori stimoli durante l'ascolto, partendo alla grande con “Premonition”, tipica rock song alla Satriani, e proseguendo con due degli episodi migliori, ”Dream Song” e “Pyrrhic Victoria”: delicata ed emozionante la prima, addirittura epica la seconda. Una scaletta solida, che non riserva grosse sorprese ai fan del musicista di chiare origini italiane, ma che riesce comunque a stupire; “Littleworth Lane” è di chiara impronta jazz, canzone delicatissima dedicata alla madre appena scomparsa, “The Golden Room” è pervasa di melodie mediorientali, in cui il grande contributo delle tastiere (caratteristica di tutto l'album) indica la non invasività/protagonismo della chitarra tipica di molti guitar heroes, ma una costante tensione a scrivere unicamente belle canzoni, non necessariamente con diecimila assoli nel mezzo. Lo stesso dicasi per il rock funk di “Wormhole Wizards” o “God Is Crying”, e per il momento di maggior raccoglimento, la decima “Wild In The Tress”, uno sfoggio di classe non indifferente.

Un gran bel dischetto insomma, prodotto e confezionato come meglio non si poteva, suonato da super musicisti (alle tastiere abbiamo anche Mike Keneally ex Vai e Frank Zappa), ma soprattutto un album strumentale che si lascia ascoltare, in grado di essere apprezzato sia dall'ascoltatore casuale che dal purista delle sei corde, un bellissimo sottofondo musicale per tutte le occasioni. Chapeau!



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