Hellyeah
Stampede

2010, Epic Records
Southern Rock

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 10/12/10

Tre anni dopo il debutto omonimo, si riaffacciano sul mercato gli Hellyeah, supergruppo capitanato dall'indimenticabile Vinnie Paul, batterista dei Pantera e successivamente dei Damageplan. Certamente più famosi negli States, gli Hellyeah col presente “Stampede” hanno sicuramente tutte le carte in regola per fare proseliti anche nel vecchio continente, anche grazie a un'attività live intensissima (sono passati da noi solo poche settimane fa di spalla agli Stone Sour).

Ricetta semplice, ingredienti genuini, risultato tutto sostanza, voglia di divertirsi e divertire con la musica, machismo, tasso alcolico da ritiro della patente, groove micidiali, spirito sudista che spunta da tutti i pori. Sono questi gli Hellyeah di “Stampede”, sicuramente più sul pezzo rispetto al passabile debutto, più compatti, con un lotto di canzoni facili e altamente contagiose. Anzi, scorrendo la line-up, potremmo azzardare che il presente lavoro si ponga fra le cose migliori partorite ultimamente dai membri della band... Troviamo infatti due membri dei Mudvayne, band ormai in completo declino, ovvero Chad Gray (voce) e Greg Tribbett (chitarra), dai Damageplan abbiamo Bob Zilla (basso) e infine Tom Maxwell (chitarra), prestato dai Nothingface. Su tutti ovviamente spunta la figura carismatica di Vinnie Paul, lontano dallo stile che lo ha reso celebre, quasi misurato, perfettamente a suo agio in un contesto decisamente più “cazzone”, in cui non c'è bisogno di sfoderare tecnica o velocità particolari.

Tanta buona musica, niente che faccia gridare al miracolo, ma che istiga a scatenarsi a più non posso, a far ripartire il disco una volta giunti alla fine, trascinati nell'immaginario barbecue in riva al fiume allestito dalla band, tra amici, alcool a fiumi, ragazze discinte e tanto divertimento. Nulla a che vedere con le band di provenienza dei singoli musicisti, ad eccezione di un certo flavour Mudvayne in qualche frangente: solamente metal suonato sotto l'egida della bandiera degli Stati Confederati, groove, assoli e melodie ben congeniate, orecchiabilità unita a una certa sostanza di fondo (quindi niente trovate smaccatamente “scala classifica”), attitudine strafottente. Nessun punto debole, solo riffoni che metteranno a dura prova il vostro collo, ad eccezione di un paio di momenti più “riflessivi”, come il singolo “Hell Of A Time” o la ballata “Better Man”.

Un disco semplice, onesto e schietto, perfettamente riuscito nel suo intento: intrattenere e lasciarsi ascoltare con estremo piacere, senza troppe pretese. Il tutto con la professionalità di musicisti di grande livello. A volte un po' di semplicità e sano godimento non guastano!



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