Watain
Casus Luciferi

2004, Drakkar Production
Black Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 29/03/09

E' un dato di fatto che da qualche anno a questa parte, per ascoltare ancora del black metal degno di questo nome, bisogna affidarsi all'underground, o a band che, nonostante un discreto seguito da parte degli appassionati, non vengono ancora inserite nell'elite dei grandi nomi del passato, ormai in bilico tra scioglimenti e reunion, alle prese con processi di evoluzione/involuzione, cambi di rotte e chi più ne ha più ne metta. I Watain si inseriscono in questo discorso regalandoci un disco che verte unicamente all'esaltazione di tutto ciò che è black metal, senza rivendicare alcuna ricerca particolare o velleità avanguardistiche, semplicemente dando vita a un disco che stupisce per freschezza compositiva e per tensione emotiva, senza scostarsi di un millimetro dalla tradizione.

Possiamo dire con certezza che Casus Luciferi è un album incredibilmente ispirato, uno di quei lavori in cui si percepiscono in ogni istante i sentimenti che hanno guidato le azioni dei musicisti, come fossero una sorta di tramite, un mezzo che dà corpo a visioni terrificanti e apocalittiche. Musica angosciante, violentissima, viscerale, in bilico tra raggelanti rasoiate nel classico stile svedese e rallentamenti oscuri, in cui i Watain hanno il merito di saper donare ai brani di Casus Luciferi quell'alone di misticismo e di violenza che ha caratterizzato da sempre il genere, mostrando un songwriting di fattura superiore, articolato ma non dispersivo, all'occorrenza semplice ma devastante. Un susseguirsi di esplosioni infernali, in cui ogni singola nota non potrebbe essere stata posizionata diversamente, un lavoro che riesce a coniugare ricercatezza in fase di composizione con la ferocia dell'esecuzione, giungendo a una sintesi equilibrata e di incredibile efficacia.

Sì perchè la principale caratteristica di Casus Luciferi è la carica emotiva che riesce a sprigionare, che rinvigorisce ad ogni passaggio, presentando sempre sfumature diverse, sempre più disperate e sinistre, a testimonianza della grande cura del terzetto svedese nel saper bilanciare al meglio tutte le influenze in canzoni dalla presa immediata, la cui tensione non cala minimamente col susseguirsi degli ascolti. Tutto questo grazie a un lavoro di chitarre sublime, in cui si può riscontrare in ogni passaggio, anche in quelli più tirati, una vena melodica che arricchisce le composizioni, che attanaglia l'ascoltatore e lo guida nell'ascolto di Casus Luciferi. Otto brani, otto perle tutte da scoprire, ascoltare e imparare a memoria, ognuna con una particolare caratteristica da renderla unica. Che siano le sinistre sfuriate dell'opener Devil's Blood, le ritmiche avvolgenti, ipnotiche e violentissime di Opus Dei (The Morbid Angel), che sia lo splendido finale di I Am the Earth, o l'incedere maestoso della title-track Casus Luciferi, otto minuti e mezzo di classe purissima, la sensazione è quella di avere tra le mani un disco straordinario, genuino, composto e suonato da musicisti incredibilmente ispirati.

A ulteriore conferma della bontà di Casus Luciferi, bisogna segnalare una produzione adeguata, sporca a dovere ma che non penalizza le singole prestazioni in favore del caos più totale, con una nota di merito per il suono del basso che risulta sempre ben distinguibile, a donare ancor più profondità ai brani. Ottima musica, ottimi testi (scritti in collaborazione con Funeral Mist, Antaeus e Katharsis), ottimo artwork, per un disco che si merita la palma di vero capolavoro e futuro classico del genere.



1. Devil's Blood

2. Black Salvation

3. Opus Dei (The Morbid Angel)

4. Puzzles ov Flesh

5. I Am the Earth

6. The Golden Horns of Darash

7. From the Pulpits of Abomination

8. Casus Luciferi

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