Enslaved
Axioma Ethica Odini

2010, Indie Recordings
Prog Metal

Un disco che lascia semplicemente a bocca aperta...

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 06/10/10

Dopo il (per me) più che buono “Vertebrae” attendevo con ansia il comeback degli Enslaved, sperando vivamente che i Nostri potessero ripetersi, e per fortuna sono stato accontentato: “Axioma Ethica Odini” non solo eguaglia il predecessore di due anni fa, ma anzi se possibile lo supera. Di nuovo black, viking, progressive e psichedelia si fondono egregiamente in un caleidoscopio di colori variegati, che attingono da quanto fatto dalla band in undici dischi: la base è quella di “Vertebrae”, rimaneggiata solo in alcuni punti, come per esempio nella presenza di clean vocals, che pare essere maggiore in questo capitolo.

La partenza è subito col botto, grazie a un pezzo, “Ethica Odini”, sicuramente tra i migliori di tutto il lavoro. Già con questo è possibile apprezzare i vari elementi che compongono il suono degli Enslaved di oggi: grandissima importanza è affidata alle tastiere, mai un mero riempitivo ma fondamentali al pari delle chitarre e della sezione ritmica nel tratteggiare le atmosfere del disco. Proprio il suono delle sei corde spazia continuamente tra il black, il death, il progressive e addirittura il post metal, garantendo continue emozioni e un piacevole (iniziale) senso di smarrimento nell'ascoltatore. A completare il tutto le superbe interpretazioni vocaliche di Kjellson e Larsen, che intrecciano continuamente growl, scream e voce pulita. A tal proposito, ascoltate la conclusiva “Lightening”: rimarrete sbalorditi da quello che potrebbe essere definito il ritornello del brano, una strofa tutta in clean strutturata su una scala ascendente che culmina in uno scream glaciale, con un climax emozionale che segue di pari passo l'andamento melodico del pezzo. La scaletta di “Axioma Ethica Odini” prevede comunque tanti altri momenti di grande spessore, con gli unici due punti deboli che individuerei in una poco ispirata e tutto sommato ripetitiva “The Beacon” e nella successiva strumentale “Axioma”: due nei che non intaccano assolutamente lo spessore del disco.

Dove i Nostri riescono a catturare l'ascoltatore è nelle stupende melodie chitarristiche che sanno tirar fuori, mai fuori posto, mai inutili o fini a se stesse, sempre in grado di colpire il bersaglio convincendo sin da subito per la propria espressività. Momenti come questi sono presenti in praticamente tutti i brani, ne tirano un po' le fila tra una gelida sciabolata e l'altra giocando una grossa parte nella qualità generale della canzone. Da segnalare a tal proposito sono soprattutto “Raidho” e “Night Sight”, con quest'ultima che, a tratti, mi ha fatto tornare in mente, nelle sue parentesi progressive, gli ultimi Opeth (gli svedesi sono però privi del pathos epico sprigionato dai norvegesi, che risultano essere anche meno manieristici e freddi).

“Axioma Ethica Odini” sorprende (per quanto possano sorprendere gli Enslaved, data la qualità dei loro lavori) sin da subito, e cresce in maniera esponenziale ascolto dopo ascolto; non è assolutamente semplice da digerire, per poterne carpire e apprezzare i segreti e le sfumature più piccole necessita di molta attenzione. Attenzione che è difficile concedergli appieno, data la forza emozionale del disco che a più riprese vi trascinerà nei suoi vortici, dove a quel punto il raziocinio se ne andrà a quel paese lasciandovi lì, inebetiti, a contemplare lo spettacolo che anche stavolta i norvegesi hanno saputo regalarci.




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