Cradle Of Filth
Cruelty And The Beast

1998, Music For Nations
Gothic

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 30/08/10

La fascinazione per il male è finalmente incarnata in un elemento reale e tangibile. Il viaggio sabbatico nei meandri più oscuri dello spirito è terminato con l’opera precedente; ora è il momento di sondare la storia, seppur velata dai toni del mito. Ora che la pulsione per la scoperta dell’oscurità (“The Principle Of Evil Made Flesh”, 1994), la trasformazione in creature della notte (“Vempire”, 1995), la presa di coscienza e la celebrazione della dannazione (“Dusk… And Her Embrace”, 1996) sono compiuti, i Cradle Of filth sembrano pronti per mettere in musica la vita di una delle loro principali muse. In un livido sogno, tanto realistico ed intenso da trasformarsi in una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio, i Nostri rivivono le gesta, le passioni ed i drammi della contessa Erzsébet Báthory. Nata in Ungheria nell’agosto 1560, la contessa incarna l’origine del mito stokeriano. Come per il suo più noto parente, il principe di Valacchia Vlad III noto ai più come Dracula, la storia della contessa si mescola con il mito al punto da rendere quasi impossibile definirne i confini. Nei processi che ne segnarono la caduta, più di 600 vittime vennero attribuite alla sua follia omicida, spinta dalla convinzione di ottenere l’eterna giovinezza tramite abluzioni di sangue umano…
 
ONCE UPON ATROCITY…
 
Il disco si apre su cori funerei, una brevissima introduzione ci fa schiudere improvvisamente gli occhi su un medioevo ancor più oscuro di quanto già non fosse in passato. Le voci paiono quelle di monaci assorti nella preghiera, ma è difficile percepire anche una sola nota di sacralità nel loro lamento. Di gran lunga l’intro più breve nella produzione dei Cradle of filth. Appare chiaro sin dalle prime note che un grosso cambiamento è avvenuto nel processo creativo della band. Ci sono meno merletti e molta più sostanza; non mancano gli abbellimenti, ma sembra che questa volta ricopriranno il ruolo di sfumature all’interno di un’opera molto densa. “Thirteen Autumns And A Widow” ci presenta la protagonista del concept nella sua complessità, appena divenuta vedova. Strega, vorace maliarda e “donna rinascimentale” in un epoca ed in terre dominate dal maschilismo e dalla superstizione. Il lavoro alle pelli è serrato e costante, salvo cambi di tempo completamente asserviti alla narrazione, la batteria ha una suo ruolo da protagonista conteso solo con i riff di chitarra, che conferiscono un’impronta drammatica alla scena. La teatralità della band trova cosi in questo lavoro il suo totale compimento. “Cruelty Brought Thee Orchids” descrive la scoperta della magia nera, il segreto dell’immortalità e la trasformazione della donna in creatura sovrannaturale. Il brano è destinato a divenire un dei classici (se non il classico per antonomasia) della band. Non sembra esserci limite all’ispirazione che trasuda. Chiuso tra linee ritmiche pressatissime sulle strofe, trova uno sfogo potente e sincopato sui ritornelli, in una struttura che rimane comunque del tutto fuori dagli schemi e di conseguenza ben difficile da descrivere, il brano raggiunge una summa di potenza ed epicità inusitati. L’attribuzione al genere black metal comincia già ad essere messa in discussione, ma la tetra magniloquenza è indubbia. “Beneath The Howling Stars” ci riporta un po’ alle atmosfere dei lavori precedenti, alternando passaggi duri a parentesi più morbide che prendono per mano l’ascoltatore fino a lunghi intermezzi di narrazione melodica. Proprio in questi intermezzi il brano ha il suo apice, con il growl drammatico di Filth che si fonde alla dolce voce di Sarah Jezebel Deva, perfetta incarnazione della contessa Bathory. Erzsébet ha subito la sua trasformazione, l’essere oscuro si dedica alle pratiche più perverse e nefande, intossicato dal potere, la bellezza esaltata dalla crudeltà. “Venus In Fear” è l’unica caduta di stile dell’opera, un tentativo d’interludio che fonde gemiti di piacere a lamenti, il tutto messo in musica. Non è difficile immaginare la scena di tortura rievocata tanto vividamente, ma sfortunatamente il risultato è più grottesco che erotico. “Desire In Violent Overture” si svela completamente nel titolo. Fatta eccezione per un passaggio di cantato da operetta (solo di struttura e tutt’altro che un difetto) comunque ben celato sotto il fuoco della ritmica al fulmicotone, la traccia si mostra dotata di un carattere heavy metal assolutamente efficace. Uno dei momenti più facilmente accostabili dell’Lp. Non c’è più umanità nella donna, Erzsébet Báthory è un parossismo di poteri occulti ed erotismo. “The Twisted Nails Of Faith” manifesta per la prima volta i dubbi e le paure del personaggio, spinto sempre più in profondità nell’abisso in cui si è precipitato. La contessa vive un salto di fede e si appella alle sue arti oscure, trovando così la forza di affrontare la solitudine. Il pezzo dà il suo meglio nell’apertura affidata all’attrice Ingrid Pitt e nella chiusura malinconica e sfumata.
 
La più grande qualità del disco sta certamente nella perfetta alchimia tra musica e parole. L’una eleva l’altra ad un gradino d’espressione più alto, creando un simposio a base di sangue, esoterismo, segrete ed amore. “Bathory Aria” è tutto questo (e forse anche qualcosa di più). La suite di tre pezzi meriterebbe da sola una recensione, ma per questioni di spazio ci limiteremo a sottolinearne l’incredibile dote poetica e la complessità. Seguendo gli ultimi giorni della contessa, dalla dissoluzione della casata Bathory alla morte della donna, i tre pezzi coprono un arco narrativo piuttosto lungo, strutturandosi esattamente come farebbero gli atti di un’opera. Una dichiarazione d’amore estrema e straziante chiude il capitolo. “Portrait Of The Dead Countess” è il secondo ed ultimo interludio musicale. Episodio riuscitissimo, soave ed elevante, sembra accompagnare lo spirito della contessa verso una pace insperata. “Lustmord And Wargasm” ritrova invece gli stilemi del disco, facendo da chiosa alla storia e lasciandoci con un’anticipazione di quella che sarà la successiva fatica discografica dei Nostri, l’inaspettato campione di vendite “Midian”.
 
PORTRAIT OF THE DEAD COUNTESS
 
Contrariamente a quanto creduto dai più, non esistono e non sono mai esistite prove inconfutabili dei misfatti della contessa Bathory. Personaggio politicamente scomodo, la contessa fu processata per ben due volte prima di riuscire a “costruire” un castello di prove sufficienti a giustificare la suo fine. Erzsébet Báthory morirà probabilmente suicida, dopo aver passato gli ultimi quattro anni della propria esistenza murata viva nelle proprie stanze…



01. Once Upon Atrocity
02. Thirteen Autumns And A Widow
03. Cruelty Brought Thee Orchids
04. Beneath The Howling Stars
05. Venus In Fear
06. Desire In Violent Overture
07. The Twisted Nails Of Faith
08. Bathory Aria:
      - Benighted Like Usher
      - A Murder Of Ravens In Fugue
      - Eyes That Witnessed Madness
09. Lustmord And Wargasm (The Lick Of Carnivorous Wind)

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