Dream Theater
Systhematic Chaos

2007, Roadrunner Records
Prog Metal

Recensione di Alessandra Leoni - Pubblicata in data: 18/08/10

La disputa circa i lavori dei Dream Theater non si ferma di certo con “Octavarium”: il nono album, “Systematic Chaos” porta nuovo scompiglio tra le file dei fan e dei detrattori, sibilando sinistro come quel soffio di vento che apre “In The Presence Of Enemies Pt.II” al termine del full-length. Ebbene, coloro che non avevano proprio digerito le sonorità troppo radio-friendly di “Octavarium” (e quei rimandi ai Muse che quasi rasentavano il plagio) si tranquillizzino, perché i Nostri si sono tuffati in un viaggio oscuro, caotico, tempestato di aggressività, chiudendo improvvisamente quella finestra ariosa dal panorama verde e sereno che avevano aperto con il capitolo precedente.
 
Il clima è decisamente più opprimente, più violento, caratterizzato da qualche inserto thrash qua e là; i suoni appaiono duri e quasi più grezzi, se paragonati a quelli forse troppo levigati e freddi di “Octavarium”, i testi piombano nel buio di un rifugio di un oscuro Dark Master, nella notte eterna dove un incubo pieno di malvagità prende il sopravvento sul nostro inconscio. Devo dire che sicuramente uno dei punti forti in tutto l’album è proprio la qualità, la raffinatezza dei testi: dalla lunghissima storia fantasy e dark raccontata nella lunga suite “In The Presence Of The Enemies”, divisa in due parti, situate rispettivamente all’inizio ed alla fine dell’album. Un brano che rispecchia appieno la tradizione in casa Dream Theater, o forse è meglio dire che è più congeniale alla loro natura da progster megalomani! A mio avviso, si tratta di una suite più che buona, magari non al livello di “A Change Of Seasons”, ma comunque adeguata in sede live. Un piccolo neo è forse l’eccessiva divagazione strumentale nella seconda parte che chiude l’album, che farà storcere il naso a parecchi e farà annoiare altri. Rimane comunque un ottimo brano, accanto a “The Ministry Of Lost Souls”, anch’essa di considerevole lunghezza, che narra la storia di una donna che rischia di annegare e di un uomo accorre a salvarla, perdendo così la vita. Inizia così una storia sospesa tra vita e morte, dove le due anime sono costrette a rimanere separate e ciascuna di loro non riesce a compiere il balzo finale per non essere divorate dall’eterno rimpianto. L’introduzione al brano è decisamente epica, quasi sinfonica e trovo che James LaBrie, sia in questo frangente che nella lunga suite descritta in precedenza, abbia svolto un ottimo lavoro a livello espressivo, deciso e dolce all’occorrenza, anche se devo dire che lo stato di grazia verrà raggiunto appieno nel successivo “Black Clouds And Silver Linings”. Poi, il brano presenta una digressione un po’ caotica che riflette in qualche modo il doloroso tormento dei due personaggi, per infine riprendere lo struggente inizio, ed il cerchio si chiude con un addio.
 
Ho trovato opportuno soffermarmi su queste due canzoni in particolare, perché reputo che esse rappresentino il meglio che questo “Systematic Chaos” possa offrire all’ascoltatore. Per il resto, tutto scorre più o meno piacevolmente, tra episodi più da singolo come la potente “Forsaken” (attenzione però, vorrei ben evitare di paragonare questo pezzo, come tanti hanno fatto, ad un brano degli Evanescence, perché stiamo parlando di due band totalmente diverse e dalla classe differente) e come la vivace e grintosa “Constant Motion”, frenetica e scatenata con un ritornello particolarmente azzeccato. Risulta invece essere troppo piatto e fuori dal coro il penultimo capitolo della saga personale di Mike Portnoy, dedicata agli Alcolisti Anonimi, ovvero “Repentance”. Per quanto vi prendano parte, nella parte parlata, ospiti illustri, come Mikael Åkerfeldt, David Ellefson, Daniel Gildenlöw, Steve Hogarth, Neal Morse, Joe Satriani, Corey Taylor, Steve Vai, e Steven Wilson, il brano stenta a decollare e rimane bloccato in un angolo, dimesso e destinato a passare praticamente inosservato. Ritornano alla carica le melodie prese in prestito dai Muse con il brano contro la guerra “Prophets Of War”, scritto da James LaBrie. È un brano molto avvincente in sede live, sicuramente un po’ scontato nel contesto dell’album, che è più oscuro e violento. “The Dark Eternal Night”, infine, per quanto sia violenta e sporca negli effetti dati alle voci, rimane tutt’ora indigesta, a parte il ritornello. È il tipico brano acerbo, che non è stato fatto maturare a sufficienza.
 
Quest’album non è esattamente facile da ascoltare, richiede un po’ di ascolti, anche e soprattutto a causa del precedente “Octavarium”. A parer mio, è un album che decolla, liberandosi dell’aura di vaga confusione che lo circonda, solo se gli viene data la possibilità di far scintillare le gemme e le buone idee contenute al suo interno, sebbene questo risulti essere effettivamente un po’ caotico, senz’altro nei due brani più lunghi sopra descritti. Gli altri brani forse sono più “nella norma”, parlando sempre dei parametri di questa band, e altri pezzi, come il già citato “The Dark Eternal Night”, o anche solo la ventata di modernità insita in “Constant Motion”, possono causare perplessità e dubbi. Nella veduta complessiva della discografia dei Nostri, sembra che questo “Systematic Chaos”, assieme ad “Octavarium”, abbia rappresentato una ricerca di un nuovo equilibrio, di nuove strade da percorrere. Questi due percorsi separati e diversi tra loro, riusciranno infine a congiungersi egregiamente nello splendido “Black Clouds And Silver Linings”.



01. In The Presence Of Enemies Pt.1
02. Forsaken
03. Constant Motion
04. The Dark Eternal Night
05. Repentance
06. Prophets Of War
07. The Ministry Of Lost Souls
08. In The Presence Of Enemies Pt.2

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