Cradle Of Filth
Dusk... And Her Embrace

1996, Music For Nations
Black Metal

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 23/08/10

E’ tempo di cantare di morte e dannazione per i Cradle Of Filth, il cui romanticismo permea ogni nota fondendosi indissolubilmente con furiosi versi. Sebbene possa apparire un po’ fuori luogo parlare di romanticismo in questa sede, di fatto tutto “Dusk… And Her Embrace” trasuda passionalità estrema, abbandona la ragione in favore del sentimento e si snoda attraverso situazioni e luoghi della mente piuttosto cari ai letterati romantici inglesi. Il percorso battuto dai Nostri continua ininterrotto, puntando verso una scoperta degli angoli più bui dell’animo umano, celebrandoli come accadeva nel precedente EP (“Vempire Or Dark Faerytales In Phallustein”), ma prendendo questa volta piena coscienza della dannazione che tale percorso porta con sé.
 
“Humana Inspired To Nightmare” apre su note d’organo, foriere di sensazioni ammorbanti. La composizione è semplice ma efficace; si avverte appena il passaggio verso il primo vero pezzo del disco, un crepitare in crescendo e le corde di una chitarra dai toni incredibilmente scuri cominciano a plasmare un riff simile ad una litania. “Heaven Torn Asunder” ha un piglio tragico: le liriche accusano e fanno ammenda per tutti gli orrori causati dal fanatismo religioso, dal più illuminato al più oscuro. Parlare di sfuriate, rette in buona parte da voce e batteria, è tutto sommato riduttivo: lo scream è ai limiti del tollerabile e in verità deve ancora raggiungere i suoi massimi, i blast beat (per i non addetti ai lavori: le cosiddette “mitragliate” di batteria) di Nicholas Barker sono talmente serrati che rischiano di fondersi. Su tanta potenza e velocità ritmica si pongono però gli incredibili intrecci di chitarra creati da Stuart Anstis e Gian Pyres, che da soli bastano a conferire ai pezzi una base melodica inattaccabile. “Funeral In Carpathia” ne è la prova assoluta; pur potente e veloce non perde mai la sua proprietà armonica. Gioiello aggiunto del pezzo che è diventato a buon merito uno dei classici della band, la voce della corista Sarah Jezebel Deva. La voce di Dani Filth divampa al principio del pezzo come una lacerazione senza fine, seguita da liriche che partendo da ispirazioni classiche ricostruiscono il tema del vampirismo in un tripudio di immagini decadenti ("Beauty slept and angels wept for Her immortal soul. In this response, all evil chose to claim her for their very own"). “A Gothic Romance” prosegue il discorso introdotto dal brano precedente portandolo letteralmente sul piano di un romanzo gotico. Una dichiarazione d’amore dapprima dolce e romantica che sfocia poi in un trasporto da follia omicida. La musica segue questi alti e bassi di potenza e passione in cui il sentimento dell’ascoltatore è trasportato. Si giunge alla fine sfiniti e prosciugati e non potrebbe essere altrimenti. “Malice Through The Looking Glass” è un pezzo breve ma capace di stamparsi nella mente al primo ascolto. Il testo si contraddistingue per l’immediatezza (?), mentre la musica mai eccessivamente pesante ricalca il dramma dell’amata messa al rogo. La titletrack anticipa il concept che caratterizzerà il disco successivo: una dichiarazione d’amore per la “contessa sanguinaria” Erzsebet Bathory, condita con citazioni mitologiche e riff al fulmicotone. Una composizione che, pur non rappresentando il momento migliore dell’opera, ne riassume le caratteristiche. “The Graveyard By Moonlight” torna sulle note d’apertura con un intermezzo musicale non eccezionale ma comunque gradevole ed assolutamente necessario all’ascoltatore per dar riposo a mente e timpani. Un “trucchetto”, questo, che i Cradle Of Filth sapranno sempre utlizzare sapientemente. “Beauty Slept In Sodom” non spicca certo per grandiosità ma ha il merito di saper riportare gradualmente al delirio di sanguinoso romanticismo che ha la sua massima espressione nel brano di chiusura, “Haunted shores”. In breve si tratta del capolavoro del full, una rivisitazione delle saghe artruviane con particolare attenzione per il fuoco che arde nel petto del signore di Kamelot. Stretto tra le nebbie di Avalon non è il cuore puro della bella Ginevra che Artù agogna, ma quello nero, abisso di passione, della strega Morgana.
 
“Dusk… And Her Embrace” è il primo album pubblicato per l’etichetta Music For Nations, che seguirà i nostri per diversi anni a venire. La produzione del disco è decisamente superiore a quelle precedenti: suoni puliti permettono di distinguere senza fatica il lavoro svolto da tutti gli strumentisti e fanno risaltare le voci senza porle su un livello troppo distaccato dal resto della band. Seguiranno produzioni sempre più curate, ma questo è forse uno dei dischi più equilibrati del gruppo anglosassone.



01. Humana Inspired to Nightmare
02. Heaven Torn Asunder
03. Funeral In Carpathia
04. A Gothic Romance (Red Roses For The Devil's Whore)
05. Malice Through The Looking Glass
06. Dusk And Her Embrace
07. The Graveyard By Moonlight
08. Beauty Slept In Sodom
09. Haunted Shores

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