Kari Rueslatten
Pilot

2002, GMR Music Group
Indie

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 09/08/10

Dopo l’uscita del ruffiano “Mesmerized”, Kari Rueslåtten decide che è ora di cambiare aria e di perfezionare ulteriormente il suo stile. Si trasferisce quindi per due anni a Londra, dove studia produzione musicale, torna nella sua amata Norvegia, firma per una piccola etichetta indipendente e si chiude in studio per un anno restituendoci, come frutto del suo lavoro, questo “Pilot”.

Si avverte immediatamente, sin dall’apertura di “Calling You”, come i due anni spesi nel perfezionamento della produzione musicale non siano andati sprecati. L’artwork, infatti, già suggerisce un’idea, e le varie canzoni di “Pilot” non faranno altro che confermare l’ipotesi: Kari ci dona il suo lavoro più sperimentale, elettronico e minimalista. Ergo, il più geniale della sua carriera solista (sino a questo momento). Le composizioni, dal punto di vista meramente musicale, sono davvero ridotte ai minimi termini, quasi la musica fosse una didascalia al corpo del testo principale, qui rappresentato dalla voce di Kari. Difatti, quasi a contrapporre il gelo di una perfetta programmazione, di minimali accordi di chitarra e di una sezione ritmica praticamente inesistente, la nostra cantautrice ha composto linee vocali aperte, ariose, calde… come non ha mai fatto prima. Se si riesce ad andare oltre la barriera di una proposta davvero non semplice ed immediata, si scoprirà come il singolo “Exile” (disponibile anche un video), la titletrack, la stralunata ed esagerata “Butterfly Milk” oppure la rassegnata “Snow”, siano tracce destinate ad essere marchiate a fuoco nell’anima dell’ascoltatore.

Il lato folk della musica di Kari, purtroppo, trova davvero poco spazio in questo album: giusto nei flauti di “Butterfly Milk”, negli accordi di chitarra classica di “River” o nei cori di “Smile In Your Sleep”. E’ quasi più una questione di sensazione che di caratteristiche musicali vere e proprie: il folk in “Pilot” non è massicciamente presente in forma strumentale, ma è comunque indubbio che “River” riesca a richiamare alla mente la gelida profondità di un fiume del Nord, oppure di come l’elettronica di “Snow” renda tutto il panorama soffice ed ovattato, proprio come dopo un’abbondante nevicata. L’oscurità è un altro elemento predominante di questo lavoro… Il ghiaccio non è blu: è grigio e profondo, il suo cuore nero, e per capirlo basta ascoltare “Never Fly Away”, “Denial”, o la distruttiva destrutturazione di “Beautiful Morning”. Quasi poi a voler contrastare tutte le intenzioni del lavoro, ecco arrivare il classico pezzo-tributo allo stile della canzone Amos da parte della Rueslåtten: sto parlando di “Leaving”, un brano dalla struggente ed evidente partecipazione, una rassegnazione rabbiosa e disperata su un pianoforte che non può davvero lasciare indifferente l’ascoltatore.

Signori: per chi scrive, questo è il capolavoro della carriera solista della nostra fata norgvegese, per il semplice fatto che è l’album che mostra più carattere seppur trainato da composizioni ridotte ai minimi termini; una magnifica contraddizione che lascia a dir poco stupefatti. Una fulgida testimonianza di un’Artista ormai matura, priva di compromessi e condizionamenti, e pertanto degna della “A” maiuscola.

I have deported my whole life / Into this foolish splendour / I have brought the beauty of a soul”. Questo canta Kari sul ritornello di “Exile”, e noi ascoltatori non possiamo che essere grati nei confronti della cantautrice: perché la sua anima, in questo disco, è veramente splendida.



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