Marduk
Rom 5:12

2007, Regain Records
Black Metal

Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 29/03/09

Decimo album in carriera per i Marduk, un ritorno dopo tre anni dal controverso Plague Angel, un disco che ha diviso pubblico e critica circa il presunto calo di creatività del leader storico Morgan e sulle reali potenzialità del nuovo singer Mortuus, andato a occupare il vuoto lasciato da un mostro sacro del black metal, Legion. Giusto per placare gli animi dei propri sostenitori, i Marduk presentano con Rom 5:12 un disco a cui non mancheranno strascichi polemici.

I tre anni di pausa sono serviti innanzitutto al nuovo cantante per integrarsi meglio con il resto della formazione, con una line-up che appare più unita e solida rispetto al passato. Purtroppo solo in apparenza perchè il fenomenale Emil Dragutinovic ha abbandonato la band dopo la registrazione di Rom 5:12 (prontamente sostituito da Lars Broddesson). Ma veniamo a quello che più conta, la musica: lo stile Marduk è sempre impresso anche in queste nuove tracce, in cui si registra una spiccata sterzata melodica, dando vita a brani più "ariosi" dall'andamento marziale, lasciando meno spazio che in passato alle classiche sfuriate ultraveloci. Un tentativo lodevole da parte di Morgan e soci per svecchiare un po' il proprio sound, che però, a mio avviso, non ha raggiunto pienamente l'obiettivo prefissato.

Sin dall'opener The Levelling Dust si percepisce la nuova (per modo di dire) direzione intrapresa dai Marduk: riff avvolgenti e sinistri, penalizzati da una vena compositiva ancora in affanno, un brano che si trascina verso la fine senza alcun sussulto, privo di quella carica bestiale tipica degli svedesi. A completare una prima parte da dimenticare vengono proposte Cold Mouth Prayer, in cui si ritorna su ritmi sostenuti (senza particolari spunti d'interesse) e Imago Mortis, uno dei pezzi che maggiormente di distinguono all'interno della tracklist. Una composizione di otto minuti abbondanti in cui la volontà dei Marduk di dare vita a un pezzo lento e carico di atmosfera si traduce in realtà in un brano asfittico, dove un paio di buoni riff vengono ripetuti pedissequamente per tutta la durata. Stessa sorte per le altre due songs di questo tipo: Accuser / Opposer, che si fa ricordare solo per la presenza del cantato pulito del cantante dei Primordial, Naihmass Nemtheanga, e la nona Womb Of Perishableness, ancora una volta una canzone senza nerbo. Non mancano episodi più felici come Through The Belly Of Damnation, Limbs Of Worship (molto buona) o Voices From Avignon, in cui i Marduk si ricordano di essere una delle band più violenti del pianeta, brani che risollevano le sorti di Rom 5:12 ma che impallidiscono in confronto alle migliori produzioni degli svedesi.

Un ritorno con luci e ombre dunque (con molte più ombre a mio avviso), che ci mostra una formazione spinta da una certa volontà di cauto rinnovamento, senza possedere la giusta ispirazione. Alla fin della fiera, Rom 5:12 mi ha fatto rimpiangere Plague Angel, e ho detto tutto...



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