Baustelle
I Mistici Dell'Occidente

2010, Warner Music
Pop Rock

Riferimenti dotti, arrangiamenti raffinati e curati, canzoni di ampio, ampissimo respiro...
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 05/05/10

Riferimenti dotti, arrangiamenti raffinati e curati, canzoni di ampio, ampissimo respiro, ed un titolo che rimanda a, Elèmire Zolla: i Baustelle questa volta puntano decisamente in alto. “I Mistici Dell’Occidente” è un album molto complesso, non si assimila dopo due o tre ascolti, anche se approfonditi; bisogna far partire il cd e ascoltarlo, riascoltarlo, ascoltarlo ancora, e ancora, e ancora... Credetemi, non è un’operazione semplice, più d’una volta capiterà certamente di arrivare al punto di spegnere tutto e volere il silenzio più assoluto piuttosto che far cominciare un altro brano. Questa è un’opera che richiede assoluta concentrazione per poter esser compresa ed apprezzata al meglio.


Come il resto della discografia della band di Montepulciano, anche quest’album affonda orgogliosamente le proprie radici nella produzione musicale italiana degli anni Sessanta e Settanta, e più d’una volta sembra d’ascoltare frammenti di De André, senza per questo scadere nel plagio. Anzi, risultano ottimi gli omaggi all’autore genovese (la strofa della titletrack un esempio lampante). Non mancano, inoltre, passaggi di chiara derivazione morriconiana, che conferiscono ad alcuni brani come “La Bambolina” e “La Canzone Della Rivoluzione” ritmi più sostenuti rispetto ai canoni del gruppo toscano, o atmosfere quasi epiche, nel caso di “Groupies”. Si intravede anche una certa matrice Battiato ne “Il Sottoscritto”, canzone molto riflessiva, caratterizzata da un cantato come di consueto molto cadenzato.

Da sempre il punto di forza dei Baustelle è anche il loro punto debole. Sto parlando dell'uso delle voci: molto particolare, spesso anche evocativo, sia nel caso di Francesco Bianconi, che in quello di Rachele Bastreghi, ma spesso eccessivamente cadenzato, quasi i due cantanti stessero recitando una cantilena (“San Francesco”, “Follonica”, “L'Ultima Notte Felice Del Mondo”). Questo aspetto può risultare un po’ pesante a lungo andare.

È tuttavia un difetto che passa in secondo piano, una volta analizzati i testi de “I Mistici Dell’Occidente”, ora ricchi di citazioni tratte da Jacopone da Todi, ora di reminiscenze pasoliniane e leopardiane, senza dimenticarsi, ovviamente, di Zola. Da queste citazioni si parte per descrivere l’esistenza odierna, oscura e ormai allo sbando, che può esser affrontata degnamente solo mettendo da parte le vanità della vita mondana e mirando invece ad una sorta di “misticismo catartico”, grazie al quale superare quelli che comunemente vengono definiti “problemi". Interessante, inoltre, notare i riferimenti a David Lazzaretti (lascio a voi il piacere di scoprire l’operato e la vita di questa strana ma affascinante figura), tanto nei testi quanto nella simil-ottocentesca copertina.

È proprio questo citazionismo, in un certo senso esasperato, che contribuisce ad elevare la caratura dell’opera dei Baustelle: spiazzante ed obiettivamente piuttosto difficoltoso all’inizio, “I Mistici Dell’Occidente” invoglia a documentarsi per meglio assimilare le liriche di Bianconi. Solo dopo averle comprese l’estenuante struttura di alcuni brani diventa molto più sopportabile. I più lo scambieranno superficialmente per un album lungo e noioso, quando invece si tratta di un lavoro sopraffino, profondamente studiato e, proprio per questo, alla sola portata di coloro che si armeranno di pazienza e voglia di scovare rimandi alle opere ed agli autori più disparati.





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