The XX
Coexist

2012, XL Recordings
Elettronica

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 29/12/12

Quando in un’opera discografica si arriva ad apprezzare il silenzio che avvolge i suoni, ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un lavoro estremamente eccezionale. “Coexist”, secondo lavoro in studio del fu quartetto ed ora trio inglese The XX, è un disco di quel tipo, un’opera fatta di grandi vuoti, in cui vertiginose deflagrazioni emotive non giungono mai in maniera roboante ma sempre sottovoce, in soffusi vocalizzi e in una solitaria chitarra elettrica che ulula nella notte tutto il suo inconsolabile spleen.

Ce li vedi i The XX passare interi pomeriggi uggiosi chiusi nelle loro camere, a fare cerchi con la mente su relazioni amorose che vivono unicamente nella fantasia che morbosa si nutre del loro isolamento (“Fiction”), ammirare tramonti che istigano all’estremo rimpianto della perdita di un qualcosa che non si può più tornare ad afferrare (“Missing”), o, semplicemente, commuoversi di fronte alla potenza dell’amore (“Angels”). “Coexist” è anche un disco che non stravolge quasi per nulla la formula creata dalla band con il precedente “XX” - per cui ecco di nuovo quell’elettronica ‘90s che fa tanto Everything But The Girl privata del groove dance e sostituito da abbondanti dosi di introversione alimentata dai sospiri di Romy ed Oliver; stavolta, però, il quadro sonoro è dipinto con maggiore lucidità, fuoco e capacità di toccare, anche con quei profondi vuoti sopra menzionati, corde estremamente sensibili celate con molta attenzione all’interno del nostro intimo. Un enorme potenziale meravigliosamente e compiutamente espresso su disco, in un lavoro che è la classica riconferma che consente e consentirà ai The XX di far risuonare potentemente, con musica estremamente lieve e sottotono, il loro nome nel vasto universo musicale dei nostri giorni.

Certamente, “Coexist” è anche opera che richiede dedizione, capacità di ascolto e, soprattutto, comprensione: proprio come un nerd adolescente e problematico perennemente rinchiuso nella claustrofobia delle proprie ossessioni, il muro da penetrare è assai spesso. Tuttavia, una volta compiuto lo sforzo, quali meraviglie e ricchezze si celano dall’altra parte. Siate, quindi, coraggiosi, ed affrontate con determinazione quei vuoti creati dall’elettronica questi ragazzi inglesi: vi ritroverete con meno strati di armatura addosso, senza neanche capire come ciò sia potuto succedere. Ma certi che quest’azione scorticante sia una cosa bella.




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