Therion
Les Fleurs Du Mal

2012, Adulruna
Symphonic Metal

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 10/12/12

Determinato a rinunciare alle spalle coperte da “mamma” Nuclear Blast, che non ne ha voluto sapere di porre il proprio sigillo su questa operazione, Christopher Johnsson sceglie la strada dell'autofinanziamento, azzardando per i suoi Therion una produzione che ben si discosta da quanto ascoltato fino a qualche anno fa alla corte della band svedese. Ecco quindi, a coronare i venticinque anni di attività della formazione, un album di cover cantato completamente in francese, il cui titolo è un chiaro “omaggio” al capolavoro poetico di Baudelaire: il salto nel vuoto, se permettete, appare chiaro sin dal principio e una volta inserito il disco nello stereo ogni dubbio viene immancabilmente fugato. L'operazione di “scarnificazione” messa in atto dal sestetto non sembra aver giovato particolarmente alla musica dei Therion, depositaria di una magniloquenza nell'arrangiamento e di una scrittura sfarzosa, in grado di rivisitare diversi generi musicali in un affascinante unicuum; elementi, questi, che in “Les Fleurs Du Mal” vengono tristemente meno, spianando la strada ad una serie interminabile di canzonette fiacche e prive di vitalità.

Nulla di scandaloso fin qui, ma i difetti dell'album, come avrete probabilmente capito, non sono finiti. Penalizzati da una produzione al di sotto degli standard del genere e da un allestimento metal talmente grossolano da risultare fastidioso (era necessario inserire batterie e chitarre elettriche in ogni brano pur di suonare “heavy” ad ogni costo?), i quindici brani in scaletta, tutti riconducibili alla scena musicale francese, vengono letteralmente trasfigurati dai deliri di onnipotenza di una band in caduta libera. Persino la presenza di due fuoriclasse della voce come Thomas Vikström e Lori Lewis - interpreti ineccepibili e abilissimi esecutori di partiture operistiche - risulta vanificata da una messa in scena semi-amatoriale che trova il suo unico punto di forza nelle tavole decadenti che adornano il booklet, opera dell'artista italiano Saturno Buttò.

È imbarazzante accostare mentalmente un disco di questa fattura all'opera di Baudelaire - mi auguro quantomeno che il signor Johnsson non abbia la pretesa di volerne recuperare gli intenti - o ad una validissima tradizione cantautorale come quella d'oltralpe, tutt'altro che incline a rivisitazioni di bassa lega. Spiace infine constatare la disfatta di una band che, in ambito symphonic metal, ha saputo stupire ed intrattenere il pubblico come poche altre, grazie a dischi coraggiosi come “Sitra Ahra” e a concerti variopinti e qualitativamente impeccabili (“The Miskolc Experience”), ma questo teatrino all'insegna del kitsch e della miseria assoluta, per chi scrive, è quanto di più fuori luogo sia stato partorito in quest'annata musicale. Vuoto cosmico spacciato per originalità. E pensare che in tempi di crisi bisognerebbe risparmiare qualche soldo...



01. Poupée De Cire, Poupée De Son (France Gall/Serge Gainsbourg cover)
02. Une Fleur Dans Le Coeur (Victoire Scott cover)
03. Initials B.B (Serge Gainsbourg cover)
04. Mon Amour, Mon Ami (Marie Laforêt cover)
05. Polichinelle (France Gall cover)
06. La Maritza (Sylvie Vartan cover)
07. Sœur Angélique (Annie Philippe cover)
08. Dis Moi Poupée (Isabelle cover)
09. Lilith (Léonie Lousseau cover)
10. En Alabama (Léonie Lousseau cover)
11. Wahala Manitou (Léonie Lousseau cover)
12. Je N'al Besoin Que De Tendresse (Claire Dixon cover)
13. La Licorne D'or (Victoire Scott cover)
14. J'al Le Mal De Toi (Betty Mars cover)
15. Poupée De Cire, Poupée De Son (France Gall cover)
16. Les sucettes (France Gall cover) (Bonus Track)

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