Cradle Of Filth
The Manticore And Other Horrors

2012, Peaceville Records/Nuclear Blast
Thrash

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 08/11/12

I Cradle Of Filth ricominciano dall’abc e questa volta, con tutta umiltà, riescono a colpire il bersaglio.

Le oscure creature del Suffolk riemergono puntuali dai meandri del loro mondo oscuro, ma tanto per cambiare non provano a farlo in pompa magna. “The Manticore and Other Horrors” è un ritorno alle origini, non tanto della band, cosa più o meno già tentata con Ep e B-side degli ultimi anni, quanto del genere stesso. Stiamo parlando dell’heavy metal che ha fatto da scuola ai Nostri in tempi non sospetti e che affonda le sue radici in un punk che nei riff di Allender riprende vita in modo leggero e piacevole. Per quanto strano, stiamo proprio parlando di loro, di quel combo black metal che forse black metal non è mai stato, ma che negli anni ha provato ad assumere ogni forma possibile dell’appendice più estrema sviluppata dal caro vecchio NWOBHM.

La virata brusca e, diciamocelo, inaspettata si percepisce però poco per volta procedendo nell’ascolto. Se avete avuto occasione di ascoltare alcune B-side del precedente “Darkly Darkly Venus Aversa”, forse potete riuscire ad immaginare, seppure in modo vago, quanto si cela in questo full (d')annata 2012. Le strutture si spogliano di tutti o quasi tutti gli orpelli indossati con orgoglio negli anni passati, i giri di chitarra si fanno a tratti se non ballabili (ora non esageriamo) quantomeno pogabili con un gusto da vecchia scuola Ramones. Intendiamoci, per cogliere a pieno il mutamento bisogna aver ascoltato con attenzione almeno gli ultimi due o tre lavori dei nostri, e fatta questa premessa neppure i tappi più solidi potrebbero riuscire a mascherare la mutazione.

Saltando a piè pari l’immancabile introduzione strumentale ci si scontra con il primo figlio di questa madre d’abomini. Come spesso accade il primo non è necessariamente il migliore e, a dircela tutta, “The Abhorrent” suona piuttosto banale e ripetitiva. Le chitarre di “For Your Vulgar Delectation” si piazzano prepotenti, ruvide e rugginose su un impianto per il resto in tutto e per tutto made in Cradle of Filth. L’evoluzione inizia a farsi sentire e se ancora non è al suo massimo la voglia di trasformazione da forma ad una sonata un po’ new romantic e un po’ barocca con il titolo di “Illecitus”. È la title-track a spazzare via ogni dubbio sulla nuova faccia della band. “Manticore” si concede qualche riff di chitarra nostalgico che può riportare alla mente dell’ascoltatore più attento una vena del vecchio “Damnation And A Day”, ma per il resto è un pezzo diretto che incarna tutto quanto è stato detto e si dirà più avanti dell’opera nella sua interezza. “Frost On Her Pillow” fila via liscia grazie essenzialmente ad un appeal quasi electro-dark, cosa che “Huge Onyx Wings Behind Despeir” fa con un incedere più violento ma reso ancora più evidente dagl’intermezzi di tastiera. Brano di passaggio, “Pallid reflection” trova un po’ di spazio solo nel ritornello corale e emerge solo sul finale. Con “Sinding With The Titans” i Cradle tornano a parlare di grandi antichi, anche se questa volta lo fanno in modo un po’ cacofonico restituendo per i cinque minuti del pezzo tutta la furia che fu. “Succumb To This” è il momento più catchy del lotto. Il tempo non rallenta ma la linea di voce alterna passaggi di fuga disperata a rime baciate estremamente orecchiabili. La strumentale “Sinfonia” ci accompagna dolcemente verso le uscite. Il sipario su questa mostra di orrori cala, lasciando il pubblico spiazzato, qualcuno deliziato, qualcun altro irritato. Quelli in scena erano i Cradle Of filth ma al contempo non lo erano.

Ogni perplessità di fronte a quanto detto fin qui, dati i precedenti, è più che lecita; ma bisogna assaggiare il boccone per dire se è cattivo. In questo caso la sensazione è spiazzante, è come mettersi in bocca qualcosa pensando che sia filetto ai tre pepi e scoprire che si tratta invece di un cheeseburger con tanto di patatine, ketchup e cipolle saltate. La birra ghiacciata arriva leggendo i testi, perfettamente in tono con il flavour del disco. Con “Midnight In The Labyrinth”, doppia raccolta in chiave orchestrale offerta ai fan meno di un anno fa, i Cradle Of Filth sembrano essere riusciti ad esorcizzare definitivamente lo spettro di una band che fu e trovare una nuova fresca direzione. Come fu per “Midian”, il decimo album della band segna con ogni probabilità l’inizio di una nuova fase. Le nuove meccaniche devono ancora essere rodate ragion per cui il lavoro non raggiunge l’eccellenza, cosa che farebbe comunque a pugni con l’animo punk del disco, ma la sufficienza è conquistata a pieno titolo.



01. The Unveiling Of O

02. The Abhorrent

03. For Your Vulgar Delectation

04. Illicitus

05. Manticore

06. Frost On Her Pillow

07. Huge Onyx Wings Behind Despair

08. Pallid Reflection

09. Siding With The Titans

10. Succumb To This

11. Sinfonia

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