All Time Low
Don't Panic

2012, Hopeless Records
Punk Rock

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 26/10/12

Cinque album in neanche dieci anni. Una media ragguardevole (senza contare i tour mondiali da headliner o supporter, i live album e le collaborazioni) per gli All Time Low, quattro ragazzi che hanno scalato la montagna del successo mondale così rapidamente che sembra siano sempre stati sulla cresta dell'onda. Ad un anno o poco più dall'uscita del precedente “Dirty Work”, ecco che arriva nei negozi “Don't Panic”, il quinto full-length per la band di Baltimora.

La formula è rimasta invariata, al grido di “squadra che vince non si cambia”: un pop punk scanzonato e indirizzato ai più giovani, con frequentissimi momenti di puro emo-punk vecchia scuola. Al contrario di alcuni colleghi di più lunga esperienza come Blink-182, Sum 41 o Green Day, i quali in una maniera o in un altra hanno cambiato pelle (i primi hanno in atto una lenta trasformazione nei nuovi Cure, i secondi stanno incorporando maggiori influenze metal, mentre i terzi sono noti per il loro netto stacco stile avvenuto una decina di anni fa), i Nostri hanno mantenuto inalterata la loro proposta, creando una continuità tra i vari album che lascia quasi perplessi. In sostanza, “Don't Panic” è il classico album degli All Time Low: una gioia per gli estimatori di vecchia data e un ottimo punto di partenza per i nuovi fan. Ma quello che stupisce è la qualità di questi nuovi brani. Le canzoni si mantengono tutte più o meno sullo stesso standard qualitativo, con un paio di picchi non indifferenti come “If These Sheets Were States” e “To Live And Let Go”, tra i pezzi più riusciti, e un paio di scivoloni non esattamente allo stesso livello degli altri, come “Paint Your Wings” e “Backstreet Serenade”. Nulla di irreparabile, perché nonostante tutto il disco è molto bello e merita una certa attenzione da parte dell'ambiente.

Sarà l'affiatamento, l'amicizia tra i membri della band o il loro continuo girovagare per il mondo, concerto dopo concerto, a dar loro ispirazione, ma si può dire che, da un album all'altro, la differenza di sound sia minima. Si nota una maggior abilità compositiva, un songwriting nettamente migliorato, ma la musica rimane piacevole dall'inizio alla fine.





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