Wintersun
Time I

2012, Nuclear Blast
Symphonic Metal

Dopo otto anni di travagli, Jari Mäenpää corregge il tiro e sforna un capolavoro
Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 18/10/12

Otto anni sono passati dall'uscita di “Wintersun”, il progetto che teoricamente doveva essere un semplice side-project di Jari Mäenpää, da portare avanti parallelamente agli Ensiferum, ma al quale decise il Nostro di dedicarsi a tempo pieno, abbandonando le fila della folk metal band. Otto anni che si sentono tutti. Per chi ha seguito la vicenda, “Time” è stato un parto molto lungo e periglioso, costellato da imprevisti, rinvii, problemi e quant'altro. Le prime notizie sulla lavorazione dell'album risalgono al 2006; finalmente, dopo sei anni di attesa, ecco che la prima parte del concept vede la luce.

La differenza rispetto al predecessore è lampante: “Wintersun” era, nel complesso, più crudo. Molti ai tempi lamentarono un abuso dei virtuosismi alla chitarra, che a volte risultavano invadenti e alla lunga noiosi. Un'ottima opera prima, ma non priva di difetti. “Time I” invece è più complesso e articolato. Laddove a fare da colonna portante alla struttura delle canzoni c'erano le chitarre lanciate alla massima velocità, in questo caso troviamo le splendide orchestrazioni, causa di numerosi problemi durante la fase di registrazione e missaggio. Oltre all'aggiunta di orchestrazioni molto più intricate rispetto a quanto accadeva in passato, “Time I” possiede una profondità aggiunta, data non solo dal miglioramento tecnico e compositivo dei Wintersun, ma anche dal concept stesso che dona un che di etereo a certi momenti, come gli splendidi cori al dodicesimo minuto di “Sons Of Winter And Stars”, che melodicamente riprende “Starchild” o ai due pezzi strumentali “When Times Fades Away”, una delle intro più belle che si siano sentite all'interno del genere, che proietta l'ascoltatore nella giusta dimensione alterata, e “Darkness And Frost”, che pare uscita dalla colonna sonora di “Skyrim”.

Composto da sole cinque canzoni, di cui una intro e un intermezzo strumentale, “Time I” raggiunge lo stesso un minutaggio ragguardevole di circa 40 minuti, il che denota una certa lunghezza delle composizioni. Capita piuttosto spesso che i brani molto lunghi siano anche troppo lunghi, ma non è questo il caso. Anche dopo ben più dei normali due o tre ascolti consecutivi che un essere umano può sopportare, “Time I” non diventa un ammasso di note trite e ritrite, ma continua ad affascinare senza mai stancare. Oltre ad avere ridotto il numero e la durata degli assoli, grande problema del precedente album, Mäenpää ha migliorato la struttura dei brani, trasformandoli in suite composte da vari movimenti. Parti di voce pulita e di chitarra acustica spezzano il ritmo e creano una sorta di piccolo universo all'interno delle canzoni stesse, evitando la canonica ripetizione delle strutture portanti.

Una menzione d'onore la meritano “Land Of Snow And Sorrow”, forse il brano più particolare, caratterizzato dall'iniziale incedere marziale che dona al brano un che di solenne, quasi a rispecchiare “Death And The Healing”, e la conclusiva “Time”, che con il suo spirito quasi Wagneriano riprende quanto lasciato da “Darkness And Frost” e lo amplia in una suite dedicata al tempo che fugge, aspetto incarnato anche dalla struttura stessa del brano, che ruota attorno ad un perno e, come un anello, si ritorna all'inizio con il finale strumentale che ricorda l'atmosfera orientaleggante di “When Time Fades Away”.

“Time I” è un album splendido, un capolavoro del genere, che costringe a rimanere concentrati ed effettivamente distrae da tutto il resto. L'aver diviso in due l'opera forse non è stata la scelta migliore, perché con sole cinque canzoni il concept tende a perdersi nell'indefinito, ma l'uscita della seconda parte è attesa per la prossima primavera, quindi non ci sarà da aspettare molto per conoscere il seguito della storia.



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